04: Le Sauvage a Aumont-Aubrac

Nella bellezza maestosa delle foreste di Margeride

 

MILENA DELLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

 

Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.

Entreremo oggi in Lozère, in particolare nella Margeride, dall’altro lato della foresta. Si riscende, quindi si risale per una transizione lenta verso l’altopiano dell’Aubrac. Nel paese il granito è ovunque, nell’architettura quadrata delle aziende agricole massicce, nelle fontane, nelle croci. Le vecchie case di granito con i loro tetti in ardesia si perdono nei paeselli isolati. Sfidano le condizioni più estreme dell’inverno, raccontano la storia dei loro abitanti, ad un paese che precedentemente apparteneva alla contea di Gévaudan. La regione è fra le meno abitate di Europa. Il paesaggio tuttavia è di una grande bellezza.

Il cammino se ne va nuovamente in direzione sud-ovest in un paesaggio rurale disseminato di colline boscose. Oggi, il cammino lascia la Haute-Loire per la Lozère. Il limite è vicino alla Cappella St Roch. Segue la valle del Limagnole, un piccolo fiume che passa vicino a St Alban-sur-Limagnole, prima di gettarsi nella Truyère. Dopo il ponte sulla Truyère, a Les Estrets, saremo in Aubrac, molto vicini all’autostrada A75 (E11), che scende da Clermont-Ferrand verso il Mediterraneo.

 


La Lozère è il dipartimento meno popolato, conta infatti solo 80.000 abitanti, ed è anche il più povero della Francia, Rare industrie si sono sviluppate senza peraltro intaccare per nulla questi paesaggi di una bellezza rara dove è bello dedicarsi alla pesca della trota. Al Nord, sulle “causses” e le colline arrotondate dell’Aubrac e della Margeride, al Sud sulle pendenze delle Cévennes, quando al tramonto le mucche rientrano o si stendono vicino al filo spinato, il cuore vagabonda con Virgilio. La Lozère come l’avevamo precisato nella tappa precedente, è in realtà l’ex Gévaudan, e, risalendo nel tempo ancora più lontano, il paese dei Gabales, selvaggi ostili ai Romani, che avevano la loro capitale a Gabalum, diventato oggi un piccolo tranquillo villaggio al centro del dipartimento sotto il nome di Javols.

Il clima è duro come la gente che vive qui. E come in tutte le regioni in cui la vita è difficile, il senso dell’ospitalità e l’attaccamento atavico alla propria terra sono le regole per gli abitanti, che sono soprattutto contadini fieri delle loro terre. Per il viaggiatore e per il pellegrino, la Lozère è una specie di caccia al tesoro per trovarsi viso a viso con la “Bestia di Gévaudan” che ha trovato la morte un giorno del mese di giugno dell’anno 1767. Ma quanti tra loro temono magari di veder emergere dal sottobosco questa strana creatura dall’aspetto, vuoi di cane o lupo, ma comunque dalle enormi dimensioni?

Il dipartimento della Lozère deve il suo nome alla principale montagna situata sul suo territorio, cioè il monte Lozère. E’ costituito dai territori del vecchio paese di Gévaudan, nel Sud, ma accorpa anche regioni che appartengono alle vecchie diocesi di Uzès e di Alès, nella Linguadoca. Il GR65 non passa nel sud del dipartimento. Sfiora solamente la Lozère al Nord, tra i dipartimenti della Haute-Loire e del Aveyron. La Lozère presenta un rilievo interamente montagnoso, costituito dalle Cévennes, ma anche dalle montagne a Nord, o meglio le grandi colline, della Margeride e dell’Aubrac.

Il tragitto non è senza difficoltà, benché i dislivelli (+423 metri/-683 metri) siano abbastanza ragionevoli per una tappa tanto lunga. Per numerosi chilometri si susseguono discese su altipiani coperti di prati verdi o delle lande di ginestre e di brughiere, con, a volte, piccole foreste. In seguito, sul percorso, due dure rampe meritano attenzione. La prima si situa appena dopo St Alban-sur-Limagnole, quando il cammino fa una deviazione verso Grazières-Mages. La seconda segue poco dopo quando il GR65 risale sull’altopiano vicino a Chabannes. Dopo l’impegnativa discesa su Les Estrets, il cammino risale piacevolmente per raggiungere Aumont-Aubrac, sui bordi dell’altopiano dell’Aubrac.

Oggi, è una tappa che i pellegrini apprezzano. Pochissimo asfalto, cosa abbastanza rara, occorre dirlo:

Asfalto: 7.5 km

Cammini: 21.3 km

A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.

È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi, qualunque sia il sistema che si utilizza. Gli orologi GPS, che misurano la pressione barometrica o l’altimetria, sono difficilmente più convincenti delle stime basate su profili mappati. Ci sono pochi siti su Internet che possono essere usati per stimare le pendenze (tre al massimo). Poiché questi programmi si basano su un’approssimazione e una media attorno al punto desiderato, possono esserci grandi variazioni da un software all’altro, per via della variazione tra due punti (ad esempio un avvallamento seguito da un dosso molto vicino). Un esempio? Sul GR36, lungo la costa della Bretagna, l’altitudine è raramente a più di 50 metri sopra il livello del mare, ma il percorso procede tutto il giorno su e giù. Per un percorso di circa venti chilometri, un software darà 800 metri di dislivello, altri 300 metri. Chi dice il vero? Per aver fatto il percorso più volte, le gambe dicono che la differenza di altitudine è più vicina a 800 metri! Quindi come procedere? Possiamo fare affidamento sul software, ma dobbiamo stare attenti, fare delle medie, ignorare le pendenze date, ma considerare solo le altitudini. Da lì, è solo matematica elementare per dedurre le pendenze, tenendo conto dell’altitudine e della distanza percorsa tra due punti di cui si conosce l’altitudine. È questo modo di fare che è stato usato in questo sito. Inoltre, in retrospettiva, quando si fa “in reltà” il percorso stimato sulla cartografia, si nota che questo modo di fare è abbastanza vicino alla verità del terreno. Quando si cammina spesso, si ha abbastanza rapidamente il grado di inclinazione negli occhi.

Ecco un esempio di ciò che troverai. È solo necessario prendere in considerazione il colore per capire di cosa si tratta. I colori chiari (blu e verde) indicano pendenze modeste, inferiori al 10%. I colori vivi (rosso e marrone scuro) mostrano forti pendenze, il marrone supera il 15%. Le pendenze più severe, superiori al 20-25%, molto raramente di più, sono segnate con il nero.

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65.

I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma “Wikilocs”. Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta. Per questo percorso, ecco il link:

https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/du-sauvage-a-aumont-aubrac-par-le-gr65-29749447

Tratto 1: Lungo il percorso per il Passo de l’Hospitalet.

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: ppercorso senza difficoltà.

È spesso nelle prime ore del mattino che il pellegrino lascia il maestoso Sauvage e il suo laghetto per immergersi, su un percorso quasi pianeggiante tra gli abeti. È una bella e larga strada sterrata che collega la strada dipartimentale D589 al Passo de l’Hospitalet, a 1304 metri sul livello del mare.

La regione è ricoperta da magnifici abeti rossi, alternati da splendide radure nei pascoli. Non è troppo elogiare il fascino intenso di questo sito calmo e semplice e la freschezza del suo percorso in cui muschi e aghi di conifere spesso sporcano il terreno.

Albete rosso di Natale o abete? Solo dire “Albete rosso di Natale” toglie il fascino, giusto? Anche se oggi, la tendenza è per il ritorno dell’abete, l’abete Nordmann, una specie esotica piantata per questo scopo. Ma ciò che il grande pubblico chiama abete è spesso l’abete rosso, di gran lunga il più abbondante nelle nostre foreste. È facile distinguere le due specie. L’abete rosso ha coni pendenti. I coni dell’abete bianco sono sollevati verso il cielo. Non vedrai mai coni di abete bianco sparpagliati per terra. I coni di abeti bianchi si accontentano di perdere le loro squame sui rami. Solo i coni di abete rosso cadono a terra. Nell’abete bianco, i rami orizzontali a volte si raddrizzano. D’altra parte, i rami di abete rosso si incurvano, assumendo la forma di una coda di spaniel. Tutto questo per dirti che l’abete qui è principalmente fatto di abeti rossi.

Più avanti, la strada sterrata lascia la foresta per un momento, nel mezzo dei pascoli del Domaine du Sauvage. Un recinto si trova sulla strada per contenere il bestiame. In questi pascoli le mucche vivono in libertà. Si tratta di buoi o di giovani mucche che non vengono munte e non richiedono sorveglianza.
Quando la foresta è meno densa, gli abeti rossi, generosi, lasciano crescere pini, faggi e alcuni aceri, tra le ginestre.
Quindi, il percorso ritorna tra gli abeti rossi e raggiunge un luogo chiamato Narces de l’Hospitalet.
Il cammino rimane ancora un po’ nella foresta prima di trovare un nuovo recinto.
Presto, il sentiero esce dal bosco e passa sotto la linea dell’alta tensione, che abbiamo visto il giorno prima assaltare la montagna. Qui, grandi blocchi di granito sembrano menhir.
Ancora qualche abete rosso per il piacere degli occhi e la strada sterrata raggiunge la strada dipartimentale D589 al Passo de l’Hospitalet. Il Col de l’Hospitalet non è altro che un piccolo dosso nel mezzo di altri dossi, come è ovunque il Cammino di Santiago. Il passo comanda l’accesso alla valle di Limagnole. A L’Hospitalet c’erano un oratorio del XIII secolo e un ospedale per pellegrini, che cadde in rovina durante il XVII secolo. Secondo la tradizione, l’ospedale fu eretto dal popolo di Chanaleilles nel 1198. Originariamente era dedicato a San Giacomo per accogliere i pellegrini lungo la strada.

Il GR65 proseguirà poi alcune centinaia di metri sulla strada.

Un piccolo oratorio è annidato vicino alla strada. Vi è una fonte piccola, straordinariamente fresca, che si ritiene sia benefica per molti pazienti. La verità scorre ancora dall’acqua di sorgente.

Qualche centinaio di metri più avanti, sulla D589, poco prima della cappella di St Roch, c’è il limite tra i dipartimenti dell’Alta Loira e della Lozère. Lozère è stato spesso retrocesso all’ultimo grado della classifica dei dipartimenti francesi. Per centinaia di anni, ne hanno fatto un paese maledetto dal cielo ed evitato dagli uomini civili. Ma passa qui. Vedrai che non è così. È semplicemente bellissimo.
Al limite dei due dipartimenti, si annida la piccola cappella di St Roch. La cappella, nota anche come cappella di San Rocco de l’Hospitalet, era dedicata a San Rocco, che passò di qui dopo le guerre di religione (1562-1598). La cappella, cadde in rovina nel 1610. Le pietre dell’oratorio furono utilizzate per costruire una nuova chiesa a Lajo, a pochi passi di distanza. Una nuova cappella fu costruita verso la fine del XIX secolo, devastata da un ciclone nel 1897.

La cappella di oggi risale al 1901. Una griglia permette di vedere la statua di San Rocco e il suo cane sull’altare. La cappella è purtroppo chiusa. Il santo dagli occhi gentili sembra essere la guida malinconica al futuro degli umani che passano di qui.

Accanto alla cappella, la porta di un gîte è sempre aperta per i pellegrini perduti. Le statistiche non rivelano il numero di pellegrini indigenti che trovano riparo qui. L’acqua qui è meno fresca che alla fonte dei miracoli.

Da qui una strada porta a Lajo. Puoi trovare alloggio a Lajo, a circa 3 chilometri dal GR65. Molti pellegrini che non hanno trovato posto nel Sauvage vanno lì, così come a La Roche più avanti.

Dalla cappella, il GR65 lascia la D589 per scendere dolcemente su una piccola strada sterrata nel sottobosco di pini.
Il viaggio verso St Alban-sur-Limagnole è facile, il sentiero scende dolcemente quasi tutto il tempo. In pochi minuti, il sentiero affonda in un sottobosco spesso ombreggiato, dove alcuni fragili faggi si perdono tra i pini.

 

Tratto 2: Alcune saliscendi nella foresta e nella campagna della Margeride.

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: alcuni pendii un po’ più pronunciati, ma brevi.

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Quindi, il sentiero esce dal bosco e passa attraverso il prato, in tutta la sua immensità e nudità selvaggia. I bordi dei sentieri sono cosparsi qua e là con ginestre, disposti come per una sfilata, formando un tappeto di verde scuro.
Si è sempre elogiata la bellezza delle ginestre che incendiano il paesaggio con le loro macchie d’oro in primavera. Chi immaginerebbe che queste spendenti piante verdi anche d’estate esploderanno con tutto il loro splendore?
Qui, la colonizzazione probabilmente non nascerà mai. Dappertutto, l’occhio vaga, senza riuscire a fissarsi da nessuna parte, su un’immensa collina a malapena irregolare, con un’erba rada, con qua e là un pino, un carpino o un acero.
Più in basso, il sentiero raggiunge la strada dipartimentale, vicino alla frazione di La Roche.
A La Roche c’è un alloggio per coloro che non hanno trovato posto a Le Sauvage e che trovano che St Alban è ancora troppo lontano. La Roche è ancora uno di quei paesini fatti di bellissime fattorie di granito, a volte incrostate di licheni, che suggeriscono che dietro le spesse mura e sotto le tegole dei tetti vivano contadini molto riservati. Raramente li vedrai uscire dalle loro case, a meno che non ti fermi per qualche istante a contemplare le loro case dalle mura secolari.
Il GR65 non va a La Roche. Attraversa la strada dipartimentale, scende nei prati per passare in un luogo chiamato Les Bories, dove passa anche il GR4.
Il sentiero si avvicina nuovamente al bosco e scende dolcemente verso valle per attraversare la Limagnole, che a malapena sembra un grande ruscello. L’acqua è presente in tutto il paese, spesso con la presenza di abbeveratoi. L’acqua che esce è deliziosamente fresca.

Nessuno sarà in grado di dirti se le grandi pietre gettate qui come un ponte sono state depositate dai Romani o dai Gabales. In caso di pioggia, il sentiero è talvolta scavato con grandi solchi. Qui, i trattori usano il percorso tanto quanto i pellegrini. Incontriamo buoi e cavalli nei prati, in primavera coperti di fiori, in un paese in cui la vita sembra scorrere senza intoppi.

Il cammino lascia quindi i prati per entrare un po’ nel sottobosco di Védrine. Sale un po’ più ripido per trovare una sorta di crocevia, dove è possibile raggiungere un alloggio a Les Faux, vicino alla D589. Da là, puoi ritrovare il cammino a le Rouget, un po’ più avanti.
Il percorso quindi ritrova i saliscendi senza intoppi, alternando argilla e sentiero sassoso. Si increspa per miglia nella aperta campagna rurale o, più spesso, nel sottobosco. Non c’è anima viva qui. Solo rare mucche pacifiche dormono o pascolano vicino agli alberi.
Santiago, a 1474 chilometri, stiamo procedendo, vero? La foresta non è fitta qui, in mezzo a infiniti pini, betulle, carpini e faggi.

 

Tratto 3: In discesa su St Alban, tra sottobosco e campagna.

 

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: in discesa quasi costante, a volte con tratti un po’ più in pendenza, con ciottoli sul cammino.

Gli storici sostengono che al tempo dei Romani, il faggio (fagus) era il re della Margeride e del Gévaudan. Gli spazi aperti erano relativamente rari per cui occorse praticare un disboscamento intenso per favorire la nascita e lo sviluppo della pastorizia. Si cominciò allora a coltivare e attorno ai pascoli dove belavano le pecore cominciò a crescere la segale. Il disboscamento andò intensificandosi nel corso dei secoli. I pini e i castagni, che hanno bisogno di più spazio per vivere, seguirono lo stesso destino dei faggi. Le mucche sostituirono gradualmente le pecore. Le terre arate e i prati guadagnarono terreno. Così oggi il contadino di montagna ha soltanto i suoi occhi per piangere. Allora le ginestre della landa e il pino silvestre, diventati a loro volta re e regine della Margeride, hanno vinto la loro guerra contro il lavoro degli antenati. Però chi lo sa. Il faggio, che non è mai completamente scomparso, potrebbe riprendere a colonizzare questo ambiente.

In ogni caso, il paesaggio resta di una bellezza singolare, innegabile. Come non restare con occhi spalancati e la bocca aperta innanzi a tanta bellezza semplice, innanzi a una visione calma, eterna, dove gli alberi fanno da chioma alle colline?

L’ampio cammino continua ancora sull’argilla. Le pietre sono ancora discrete.
Quindi, gradualmente, lo scenario cambia, diventa foresta più profonda e la pendenza aumenta, tra il 10% e il 15%.
Nei boschi anche betulle e faggi stanno gradualmente prendendo il sopravvento su pini e abeti rossi.
A volte un bellissimo muro di pietra tempestato di licheni o cumuli di pietre fiancheggia il sentiero. Le pietre sono anche più presenti quando il sentiero inizia a scendere più decisamente verso il villaggio.
Più in basso, il sentiero si restringe e passa appena sopra la strada dipartimentale in mezzo alle erbacce.
Ancora qualche giro nei boschi e possiamo vedere i tetti coperti di ardesia de Le Rouget in basso.
Il cammino raggiunge il villaggio sull’argilla.
Le Rouget prende il nome dall’arcose, una pietra che si trova ai margini dei letti di granito e gneiss, una sorta di arenaria risultante dagli agenti atmosferici e dagli elementi di queste pietre originali. L’arcose può essere colorato con molte sfumature della tavolozza arcobaleno, in particolare il rosa, che qui ha dato il nome al villaggio. L’arcose non ha eguali nelle decorazioni, offrendo un elegante contrasto con i basalti neri. C’erano cave di arcose in tutta la regione. Sono diventate rare o sono state chiuse. Chi vorrebbe ancora costruire la sua casa con pietre tagliate?
Il GR65 segue la strada che scende dolcemente, attraversando il paese. In precedenza, l’alloggio della Croce di Plô si trovava in una grande fattoria all’uscita del villaggio. Per la nostra felicità, alcuni resistono alla banalizzazione delle costruzioni di oggi Qui, il proprietario della Ferme de la Croix du Plô, ha restaurato una casa in pietra con l’effetto più bello.
Lasciando Le Rouget, la marcia è agevole. Una piccola strada asfaltata, che si trasforma rapidamente in un’ampia strada sterrata, esce pianeggiante dal villaggio. È alla fine della strada, che ora è diventata argilla, vicino alla magnifica croce, che si trova la gigantesca fattoria della Croix du Plô.
L’ampia strada sterrata esiterà quindi tra la pineta e la campagna aperta, anche salendo un po’ ripida per un breve tratto.

 

Tratto 4: Della pianura, poi una gobba, solo per piacere.

 

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: percorso un po’ impegnativo vicino a Grazières-Mages.

Ancora qualche sussulto nella quiete della campagna …
… prima di tuffarsi sulla D589 nel mezzo dei recenti complessi residenziali di St Alban-sur-Limagnole in basso.
L’entrata nella piccola città non è la più piacevole che si possa immaginare. Al GR65 piace farci fare una grande deviazione in periferia. Gli organizzatori del percorso non amano vedere i pellegrini che passano sulle strade dipartimentali, anche se il traffico non è frenetico.
Quindi, partenza su una stradina, sotto i frassini e gli abeti rossi per i più recenti piccoli padiglioni, che contrastano con il granito della città. C’è una ragione per questo. Un gigantesco ospedale psichiatrico che si è sviluppato qui, occupa l’intera parte superiore della città. Non era forse necessario ospitare il personale?

Se hai fretta, non seguire le indicazioni GR65. Segui la D589. Arriverai nello stesso posto.

Hilarion Tissot, un fratello dell’ordine di St Jean-de-Dieu, fondò nel 1821 un asilo per uomini toccati nella loro salute mentale. Per questo utilizzò le pietre dell’antico castello. L’asilo guadagnò rapidamente in notorietà per accogliere pazienti della regione e di tutto il dipartimento. Nel 1869, s’inaugurò l’edificio amministrativo. Nuovi padiglioni furono aggiunti tra 1895 e 1900.

François Toquelles, un medico francese, nato e istruito in Spagna, fu obbligato a lasciare la Spagna dopo la sconfitta dei Repubblicani in occasione della Guerra Civile spagnola. Toquelles, che era il responsabile per la medicina psichiatrica dell’esercito repubblicano, si stabilì à St Alban nel 1940. L’ospedale psichiatrico diventò rapidamente un centro d’avanguardia nel trattamento dei pazienti gravi, basandosi su una prospettiva psicodinamica. Toquelles era il pioniere di ciò che si chiama la psicanalisi istituzionale, che provava ad invertire il dogma dell’epoca che voleva trattare gli alienati mentali come prigionieri. L’ospedale non doveva essere semplicemente un posto per alloggiare i pazienti. Perciò Toquelles creò delle comunità di pazienti, incoraggiò la risocializzazione, evitando così il loro isolamento, tanto che si potevano incontrare alcuni pazienti per le vie della città. L’ospedale contò fine a 600 pazienti nel 1970. L’ergoterapia, l’arte grezza, finanche la poesia era di regola usata. Molti personaggi famosi: Paul Eluard, Tristan o Tsara frequentarono l’istituzione come profughi in occasione della seconda guerra mondiale. Oggi, il numero di pazienti si è drasticamente ridotto. La psicoterapia si è evoluta!

L’ospedale è ancora in funzione, anche se con dimensioni inferiori rispetto al passato. Gli edifici del secolo scorso, alcuni dei quali sono in fase di restauro, meritano attenzione. Ecco l’edificio amministrativo fatto di pietre di Rouget e il suo tetto in ardesia. Nelle vicinanze si trovano padiglioni paralleli che ospitano i pazienti.
Il GR65 lascia l’ospedale e passa davanti al castello. C’era un castello qui, sotto la baronia del Marchese d’Apchier nel XII secolo. Il castello fu modificato nel corso dei secoli, fino al XVII secolo, poi gradualmente trasformato in un manicomio psichiatrico. Anche qui domina la pietra di Rouget.
Da una strada ripida e delle scale, il GR65 arriva sulla strada principale a livello della chiesa e dei negozi. Non si sa nulla della storia della chiesa prima del XIV secolo. Sappiamo che da allora dipendeva da un ospedale monastico per pellegrini. La chiesa fu ampliata all’inizio del XIX secolo. Il suo campanile a vela, con le aperture per le campane, è caratteristico della regione.
Il GR65 quindi scende verso il fondo del villaggio.
Il GR65 lascia St Alban sur-Limagnole sulla strada asfaltata D987. Come spesso accade, il GR65 lascia i villaggi sulla strada asfaltata.
Seguendo la strada, si dirige verso un piccolo parco dove crescono gli abeti rossi.
Qui, di nuovo una beffa che è ormai abituale. Ora il percorso salirà ripido e scenderà altrettanto per ritrovare di nuovo la strada. Rapidamente si dirama su una stradina asfaltata che sale dolce all’inizio tra sottobosco e campagna. Salendo, a metà collina, l’asfalto lascia il posto alla terra e il sentiero inizia a salire abbastanza severamente fino alla cima della cresta. Dietro le tende del verde, lo sguardo si posa sull’ampio altopiano di St Alban.

Lassù sulla collina …

In cima alla cresta, da lassù, il panorama su la valle è assai bello. Questo è il motivo per cui pianificano sempre anche la strada. Ti verrà detto che è per evitare le strade dipartimentali. Certamente, ma la deviazione qui richiede sforzi seri. E poi, è spesso in questi luoghi che sono state erette le croci più belle. Il pellegrino guadagna così il suo paradiso in salita, medita per un istante ai piedi della croce, quindi espia i suoi peccati durante la discesa.

Dalla croce, il sentiero scende ripidamente sull’argilla a Grazières-Mages. Di fronte c’è la foresta dove ti dovrai arrampicare qualche tempo dopo. Perché, come spesso accade dopo la discesa, è inevitabilmente la salita.
All’uscita del paesino di Grazières-Mages, il cammino attraversa la Limagnole, appena più grande di un grosso torrente, e raggiunge la D589.

 

Tratto 5: Negli ultimi sussulti della Margeride.

 

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: sezione un po’ più difficile del percorso, con la salita su Chabanes, poi senza difficoltà.

Immediatamente, sull’altro lato della strada dipartimentale, c’è un percorso che vale la pena. È tagliato nel granito e si snoda molto severamente tra le radici dei pini. Qui, i solchi sono così profondi che è facile immaginare cosa diventerebbe il passaggio in caso di forti piogge. In casi estremi, la maggior parte dei ripidi sentieri di Compostela si trasformano in veri ruscelli. Devi trovare le pietre giuste per salvare scarpe e calze!
Non appena inizi a salire, entri nell’ombra proiettata dagli alberi sotto i quali regna la boscaglia. Dopo una bella gobba con pendenza superiore al 30%, il percorso diventa un po’ più saggio. Ma non dura a lungo.
Quindi la pendenza è di nuovo molto ripida, quasi al 15%. Qui, a volte è roccia nuda, a volte scivoli di terra dura, circondata da pini, querce e faggi.

Più in alto, i boschi diffondono odori dolci. La foresta qui è magica; si rivela durante la salita e apre la porta a tutti i sogni. La luce gioca con la volta delle fronde degli alberi. A volte, nel silenzio, si ha la sensazione di vedere gli elfi apparire dietro i pini e nel caos delle radici contorte che invadono il sentiero.

Un altro sforzo nelle radici, poi sui ciottoli che scivolano, e presto si sarà in grado di prendere fiato.
In cima alla collina, su un ampio altopiano, il sentiero si apre sulle radure, tra le ginestre e i pini che inondano il paesaggio.
Sull’altopiano crescono cereali, con boschetti di latifoglie, tra cui, lungo la strada, frassino e faggio.
Non sarà superfluo dire che l’acqua fresca scorre sul posto di picnic all’ingresso di Chabannes.
Il paesello è un’isola di tranquillità dove le case in pietra sembrano essere il paesaggio di sempre. Il granito è ovunque nelle case, alcune delle quali sono morte per sempre, nell’antica struttura per ferrare i buoi, nella vecchia fontana dove l’acqua si è seccata per sempre. Eppure, in questo mondo che sembra morto, respira ancora la vita reale, con il bestiame che illumina i prati.

E sempre, queste bellissime croci di pietra, dove si accatastano piccoli ciottoli depositati dai pellegrini, che segnano il percorso.

Alla fine del paesino, il GR65 fa un po’ di strada nei prati.
Più in alto, a livello di una nuova croce di granito, il GR65 lascia l’asfalto per riscoprire la scorrevolezza della strada sterrata.
Il percorso si aggroviglia quindi sull’altopiano, tra pini, faggi e frassini. Qua e là, i boschi sono interrotti da recinti coltivati. Ma si capisce rapidamente, quando lo sguardo si tuffa ulteriormente, che le colline più distanti che coronano il tutto sono le più incolte, ricoperte di boschetti e cespugli.
Il GR65 scivola quindi sull’altopiano nella pineta, rigida e stretta come fiammiferi. Su ampie strade sterrate, i pini creano un bastione per questi luoghi di solitudine. È una massa continua di alberi, che immaginiamo oscuri, raramente ostili. A volte, quando il sentiero sale su una piccola collina, appare una vetta verdastra punteggiata da radure nella bruma screziata della foresta.

Nella foresta di Chabannes, un pellegrino probabilmente l’ha costruita per passare la notte! Ahimè, no, queste capanne sono fatte solo per la caccia al colombaccio.

Quindi, il sentiero lascia la foresta, ma i pini e i frassini sono come grandi ombrelloni che trasudano serenità, calma e pace. La natura qui è “solare”, così luminosa.

 

Section 6: Dalla Margeride all’Aubrac.

 

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: tratto impegnativo qui, con una discesa sostenuta su Les Estrets, lungo carreggiate molto accidentate, poi la salita su Bigose. Le pendenze sono spesso superiori al 15%.

Il cammino continua ancora a dilettarsi sotto i pini e i frassini nel mezzo delle bellissime languide mucche Aubrac, che fingono di ignorare il passaggio del pellegrino.

All’uscita dell’altopiano, ci sono di nuovo i boschi e una discesa che si accentuerà rapidamente su un ampio vortice di terra battuta in mezzo ai pini, dove a volte affiora in superficie il granito. Lunga vita alle ginocchia e alle caviglie doloranti!

Quasi un pisolino prima di una terribile discesa …

Lasciando il boschetto, puoi vedere Les Estrets nella parte inferiore della valle. Tutto quello che devi fare è scatenare la tua immaginazione per prevedere la prova che deve essere la discesa in solchi in caso di pioggia, con una pendenza superiore al 30%.
Les Estrets, con le sue belle case di granito grigio e i suoi tetti ricoperti di ardesia lucente, è un villaggio che è stato costruito grazie a un guado sulla Truyère. È difficile avvicinarsi alla chiesa, poiché è incastonata nelle case del villaggio.
Il GR65 lascia Les Estrets sull’asfalto, raggiunge la stradina D2, la attraversa per passare al paesello di Pont des Estrets, dove scorre la Truyère.
Qui una volta sorgeva un comando dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme, che chiedeva un pedaggio per attraversare La Truyère. Il fiume scorre nella frazione di La Truyère, vicino a Les Estrets. Non si puoi dire che qui l’acqua scorra abbondante. Eppure a volte scroscia. Piccolo ruscello nato nella Margeride, il fiume crescerà comunque, raccogliendo acqua dalla maggior parte dei corsi d’acqua e dai piccoli fiumi della regione, prima di gettarsi un po’ più in basso nel Lot, il suo signore e padrone, nei pressi di Entraygues-sur-Truyère.
All’angolo delle tre quattro case di pietra nel paesino, il GR65 sale in modo impegnativo su un brutto sentiero verso Bigose.
Il percorso sembra una “draille”, questi percorsi di bestiame dell’Aubrac, fangosi e pietrosi a volontà, difficili e scivolosi. Il GR65 entra quindi nell’Aubrac, seguendo l’antica strada romana, la Via Agrippa, che portava da Lione a Tolosa.
Più in alto, la pendenza diminuisce, sempre tra la ginestra e i pini.
Il sentiero raggiunge presto Bigose, una manciata di case in pietra, dove è anche possibile trovare alloggio e ristoro.

All’uscita di Bigose, una strada sterrata si snoda un po’ nei pascoli. Lo farà per un buon chilometro su dolci saliscendi.
Non è una vera campagna. Piuttosto, sono brughiere abbastanza magre dove pascolano le greggi, bellissime brughiere sempre più silenziose, ai margini di fitte foreste di conifere.
Quindi, il sentiero sale ripido sui ciottoli.
Se passi qui con tempo piovoso, camminerai su grandi solchi in un torrente gocciolante. In passato, c’era un viale di maestosi pini silvestri dall’aspetto scheletrico che offrivano al cielo ciò che restava delle loro teste. Si gettarono, magri, come immensi pali, sopra la mischia selvaggia. Oggi il paesaggio assume arie fantasmagoriche, in mezzo a frammenti di tronchi tagliati e di ginestre.
In cima alla cresta, in questo magnifico paesaggio uniforme, il sentiero si stabilizza, per avanzare per molti chilometri, quasi pianeggiante. Qui, le mucche Aubrac hanno ripreso il lavoro.
Lungo la strada, i pini lanciano i loro fusti leggeri verso il cielo, imperiali, sottili, rettilinei. Lodiamo spesso la loro bellezza dicendo che stanno bene. A volte sembrano colonne antiche. Faggi, querce e frassini, più paffuti, non vogliono essere esclusi.

 

Tratto 7: La porta dell’Aubrac.

 

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: percorso senza difficoltà.

Il percorso avanza quindi tra un picchetto d’onore formato dai pini. L’interno della foresta non è molto scuro. La foresta non è fitta, seminata con rari boschetti e arbusti di ogni tipo. I pini spesso soffocano con la loro massa gli arbusti che hanno avuto la sfortuna di crescere accanto a loro.
Si tratta allora di percorsi molto lunghi tra campagna e sottobosco ai piedi dell’Aubrac. La strada sterrata è larga e non richiede alcuno sforzo. Basta solo fare un passo dopo l’altro. Poiché lo sforzo non è sostenuto, l’occhio indugia sulla ginestra a lato del sentiero o su una croce di ferro piantata su una pila di granito.
Avremmo potuto camminare per ore in questa grande felicità, ma ecco che le cose buone finiscono sempre; l’esercizio dura fino a raggiungere una stradina asfaltata.
Il GR65 ritorna quindi indietro per cento metri sulla strada, prima di trovare un cammino.
Il percorso ricomincia quindi ai margini delle colture, su una strada sterrata. Da lì, la natura diventa meno bella. I pascoli spesso lasciano il posto ai raccolti. Gli eleganti pini scompaiono dal ciglio della strada per far crescere i cespugli insignificanti e le erbacce. Anche l’argilla inizia a voler adornarsi di ghiaia. Perché ci stiamo avvicinando di nuovo alla civiltà. Non dovremmo anche produrre farina per sfamare la gente di Aumont-Aubrac?
Alla fine del percorso è Aumont-Aubrac, la porta di accesso all’Aubrac. Il percorso passa quindi sotto una fila di aceri, faggi, frassini e querce.
Il GR65 raggiunge quindi una strada che porta al centro del borgo.
Aumont-Aubrac è una cittadina di un migliaio di abitanti, molto vicina all’autostrada A75 che attraversa da nord a sud il centro della Francia. A causa della prossimità dell’autostrada e del pellegrinaggio di Compostela, la città è una città-tappa dove s’incrociano pellegrini e turisti.

La chiesa St Étienne faceva parte di un monastero benedettino del XII secolo. La costruzione ha conservato una parte romanica nonostante numerose trasformazioni. Dentro, tutto è moderno. La città non è molto ricca in monumenti da visitare. Vi si trova lo stesso un piccolo centro medioevale con case di pietra costruite dal XVI al XVII secolo. La vecchia Casa del Priorato funziona da ufficio turistico.

C’è un piccolo parco molto piacevole nel centro del villaggio.
Ma nel complesso, non è il villaggio più bello della regione, con una strada abbastanza trafficata e un centro abbastanza affollato. Nella piazza, c’è la statua che si erge per ricordare la “Bestia del Gévaudan” che ha terrorizzato la regione. Questi sono anche i segni di Compostela, che si trovano spesso.

Gastronomia locale

 

La Margeride e l’Aubrac sono legati in modo inestricabile dall’aligot. Come qualsiasi ricetta originale che si rispetti, l’aligot possiede la sua leggenda, che data dall’epoca merovingia. Nel 590, il re Eulalius era molto deluso. Aveva già diciassette figlie. Le sue mogli e le sue amanti partorivano soltanto femmine. Chiese allora consiglio ai vescovi di Auvergne, Rouergue e Gevaudan. I tre sacerdoti decisero d’incontrarsi sull’altopiano dell’Aubrac per obbedire alla richiesta del Re.

Il vescovo di Auvergne aveva portato con sé delle patate. In questo periodo, ciascuno aveva sempre alcuni chili di questo tubero prezioso. Il vescovo di Rouergue aveva con sé formaggio, della crema e del burro. Quello di Gevaudan aveva le mani vuote, ma aveva ottenuto per un buon prezzo un po’ di sale e aglio. I vescovi erano affamati, ma non sapevano cucinare. Furono salvati da un “buronnier” (casaro), che gettò le patate, il formaggio, la crema e il burro in una casseruola sul fuoco. Nacque così l’aligot. Per quanto riguarda il re, ebbe ancora sei figlie e la sua dinastia scomparve dai quadri della sovranità. La “Croix des 3 Evêques”, (Croce dei 3 vescovi), la giunzione di 3 dipartimenti francesi, si trova vicino a Aubrac (due tappe più lontano). Cosi anche la geografia è associata alla leggenda.

Ecco la ricetta tradizionale dell’aligot, che non dovete perdervi sul cammino. Ci sono naturalmente alcune varianti. Cuciniamo, diciamo, per 4 persone. Occorre 1 kg di patate farinose, 400 grammi di Laguiole fresca, (1-3 giorni), 200 grammi di panna, uno a due spicchi d’aglio, sale e pepe. Pelare e bollire le patate nell’acqua salata e con l’aglio, fino a che sono tenere. Tagliare il formaggio in piccoli dadi. Eliminare l’aglio, e schiacciate il tutto in purè. Mettete il purè di patate su fuoco moderato. Mescolare la crema con un cucchiaio di legno. Aggiungere allora il formaggio gradualmente. Mescolare bene formando “degli otto” per lisciare e aerare la preparazione. Il successo della ricetta è nel modo di mescolare, nell’aerazione e nella qualità del formaggio. Gli esperti della fondue svizzera sanno esattamente come fare per riuscire! Il risultato globale è qualche cosa tra il calore, la sazietà e il gusto. Si serve di solito con salsicce.

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