01: Puy-en-Velay a St Privat d’Allier

UNA BUONA PARTENZA

 

MILENA DELLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

 

Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.

La maggior parte dei pellegrini ed escursionisti comincia il cammino di Compostela da Le Puy-en-Velay. La prima tappa non è una passeggiata di salute. Non si mette forse il camminatore in una situazione difficile, visti i forti dislivelli, lo zaino spesso troppo pesante, le scarpe non adeguate alla marcia? Per l’atleta, è una attività ordinaria. Ma ci sono delle tappe davvero ordinarie? Il percorso cambia ogni giorno e ogni giorno è un nuovo giorno.

Il Velay è nato dall’erosione di vulcani complessi sorti in una base di granito. È una lunga storia. I vulcani sono esplosi su una base di granito primitivo spessa 1000 metri, versando lava su lava fino a 2500 metri almeno in altezza. Quindi, quando Vulcain ed Efesto, secondo quanto riferito, hanno deciso di fermare il loro vomito convulsivo, comincia l’usura. Ogni millennio vede il paesaggio farsi più in basso, meno compatto, frammentato in picchi, abissi e precipizi, rosicchiato dai fiumi. Su questa base di scorie e ceneri vulcaniche, fiumi e ghiacciai hanno lentamente trasportato sedimenti morbidi, come la marna e il calcare del lago, levigato il paesaggio per creare vasti altopiani. Ma il basalto è resistente come il ferro. La natura fatica ad esercitare il suo potere. Le piccole colline arrotondate di Puy hanno resistito all’usura progressiva e le due famose rocce del Puy, la Roccia Corneille e la Roccia Saint-Michel sono ancora le guglie visibili di questi camini vulcanici di una volta.

L’agricoltura, in particolare il bestiame, è onnipresente. Campi e prati di modeste dimensioni si susseguono. Questo paesaggio agricolo lascia poco spazio alla foresta, sebbene molti piccoli boschetti attraversino la regione.

L’altopiano si è formato dall’accumulo di successivi grandi flussi vulcanici basaltici. Piccole colline vulcaniche a volte si alzano sopra l’altopiano. Qui vengono chiamate “guardie”, ricoperte di terreno fertile con, in cima, pini o brughiere. A causa della presenza di numerosi crateri vulcanici, nel Devès sono state create torbiere. Il Lac de l’Oeuf, dove passa il GR65, ne è un esempio. Devès è dominato dall’agricoltura e dal bestiame. I raccolti sono più rari. Le aziende agricole sono spesso contrassegnate da siepi di noccioli e frassini. I contadini hanno rimosso i fastidiosi blocchi di pietra per favorire l’aratura, creando muretti che decorano il boschetto.

I villaggi sono relativamente compatti, arroccati attorno ad una chiesa o a un castello o organizzati attorno a un “couderc„ lo spazio pubblico dove esiste un forno per il pane, i lavatoi, le fontane e il curioso sistema per ferrare le bestie. Anche nella vicina Margeride si trova questa organizzazione del paese. Le case sono costruite perlopiù in pietra vulcanica, materiale disponibile in abbondanza sul posto. Le pietre scure e opache danno un aspetto austero ai villaggi.

Il cammino si sviluppa da Le Puy in direzione sud-ovest, dal bacino della Loira a quello dell’Allier. Siamo sull’altopiano del Devès, nel Velay, i cui bordi sono profondamente intaccati, dalla Loira a est e dall’Allier all’ovest. Poche valli incidono questo paesaggio abbastanza pianeggiante. La tappa è interamente in Haute-Loire. Siamo ora immersi nel paesaggio tipico del Massiccio Centrale, fatto di piccole montagne boscose, ma con, a volte, anche gole profonde. La natura qui è profondamente torturata.

 

I dislivelli sono relativamente importanti, però la pendenza è progressiva e abbastanza tollerabile (+649 metri/-389 metri). Oggi, sarà una salita progressiva verso i monti del Devès. Di lassù, s’indovina lontano la Margeride, e più lontano ancora, l’altopiano dell’Aubrac. 23.5 Km di marcia e 600 metri di dislivello positivo per raggiungere i monti del Devès. Per una partenza sul Cammino di Compostela, è un buon inizio, no?  Una discesa, non sempre leggera, conduce il pellegrino a St Privat d’Allier.

In questa tappa, i passaggi su strade sterrate superano quelli sull’asfalto. Non è sempre così sul Cammino di Compostela:

Asfalto: 9.5 km

Cammini: 13.7 km

A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.

È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi, qualunque sia il sistema che si utilizza. Gli orologi GPS, che misurano la pressione barometrica o l’altimetria, sono difficilmente più convincenti delle stime basate su profili mappati. Ci sono pochi siti su Internet che possono essere usati per stimare le pendenze (tre al massimo). Poiché questi programmi si basano su un’approssimazione e una media attorno al punto desiderato, possono esserci grandi variazioni da un software all’altro, per via della variazione tra due punti (ad esempio un avvallamento seguito da un dosso molto vicino). Un esempio? Sul GR36, lungo la costa della Bretagna, l’altitudine è raramente a più di 50 metri sopra il livello del mare, ma il percorso procede tutto il giorno su e giù. Per un percorso di circa venti chilometri, un software darà 800 metri di dislivello, altri 300 metri. Chi dice il vero? Per aver fatto il percorso più volte, le gambe dicono che la differenza di altitudine è più vicina a 800 metri! Quindi come procedere? Possiamo fare affidamento sul software, ma dobbiamo stare attenti, fare delle medie, ignorare le pendenze date, ma considerare solo le altitudini. Da lì, è solo matematica elementare per dedurre le pendenze, tenendo conto dell’altitudine e della distanza percorsa tra due punti di cui si conosce l’altitudine. È questo modo di fare che è stato usato in questo sito. Inoltre, in retrospettiva, quando si fa “in reltà” il percorso stimato sulla cartografia, si nota che questo modo di fare è abbastanza vicino alla verità del terreno. Quando si cammina spesso, si ha abbastanza rapidamente il grado di inclinazione negli occhi.

Ecco un esempio di ciò che troverai. È solo necessario prendere in considerazione il colore per capire di cosa si tratta. I colori chiari (blu e verde) indicano pendenze modeste, inferiori al 10%. I colori vivi (rosso e marrone scuro) mostrano forti pendenze, il marrone supera il 15%. Le pendenze più severe, superiori al 20-25%, molto raramente di più, sono segnate con il nero.

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65.

I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma “Wikilocs”. Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta. Per questo percorso, ecco il link:

https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/du-puy-en-velay-a-st-privat-dallier-par-le-gr65-29068056

Tratto 1: Una buona partenza.

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso : Le début est pénible pour des gens non entraînés. Mais, après le premier kilomètre, le parcours devient nettement plus calme.

Nel medioevo, è dal sagrato di Notre-Dame che i pellegrini affrontavano pieni di entusiasmo, la prima delle tappe che li avrebbe portati verso la lontana Galizia, al primo dei 102 gradini che collegano le strade basse alla città alta. È ancora oggi, nelle prime ore del mattino, esattamente alle sette, che i pellegrini, in gran numero, partecipano alla Messa e alla Benedizione. In questi momenti, la città è vuota.

Oggi ci sono circa un centinaio di pellegrini presenti alla Messa, di fronte alla Madonna Nera. È una Messa tradizionale, con molti consigli, pronunciati in molte lingue, sul pellegrinaggio. Si da anche la “credenciale”, il passaporto da timbrare sul Cammino di Santiago, per i pellegrini che non ne hanno ancora una.

Per l’occasione, si apre la grande scalinata della chiesa, chiusa per le visite, e i pellegrini lasciano uno per uno la chiesa. Scendono lungo la Rue des Tables verso l’incrocio tra Rue St Jacques e Boulevard St Louis.
Di fronte si trova la Rue des Capucins, il vero punto di partenza di Via Podiensis. Il “gîte” des Capucins è un po’ il centro di riferimento per i pellegrini. Molti di essi partono da lì, dove hanno passato la notte o nell’albergo o nel “gîte” propriamente detto. Ciascun secondo la propria disponibilità!
Nella Rue des Capucins, il pellegrino non informato rapidamente si accorgerà che il cammino di Compostela non è una sinecura. Come aperitivo è piuttosto secco: il cammino si arrampica come può fare nelle Alpi, su un marciapiede stretto.
Ovunque, i segni ricordano al pellegrino che non è partito per una passeggiata della domenica. 1521 chilometri, ciò segna lo spirito ma anche i polpacci!
Quindi, il percorso raggiunge la Rue de Compostela, ma il percorso rimane comunque ripido. La Rue de Compostelle si stravolge e si perde nelle alture della periferia. La strada quindi lascia la città per la periferia di Espaly St Marcel. E la pendenza sta diventando più forte.

Come su tutti i lunghi percorsi, alla partenza la gente è numerosa, ma gradualmente il loro numero diminuisce con il passare dei chilometri.

Ci sono gli sportivi che partono rapidamente, troppo sicuri del fatto loro. Si fanno un punto d’onore di arrivare primi al vertice della collina. Ci sono gli ansiosi, i sognatori, che cercano di ritardare il momento in cui saranno realmente partiti. Altri assaporano le prime pendenze del cammino ben sapendo che altre seguiranno anche meno amabili. Allora si attardano bighellonano e si fermano a fotografare la splendida coreografica città che stanno lasciando. Quindi, si rimettono per strada, lentamente passo dopo passo. La gioventù non è all’appannaggio dei pellegrini. Sono i pensionati per la maggior parte, che vanno soli, in coppie o in gruppi più omogenei ad affrontare questo lungo cammino, con la conchiglia al collo o legata al sacco. La conchiglia non è semplicemente un simbolo; è un ponte con l’invisibile, una compagna protettrice per il buon esito del viaggio. S’incrociano anche pellegrini che vanno con un cane al guinzaglio. Più rari quelli che viaggiano con i cavalli e gli asini.

Guardando indietro, possiamo ancora dare un’occhiata alla cattedrale Notre-Dame-de-France arroccata sulla roccia Corneille. Da qui, non vediamo St Michel d’Aiguilhe.

La pendenza è ripida, a volte più del 15% sul primo chilometro. Dopo un passaggio su piccole scale, la strada continua a salire verso gli ultimi caseggiati.
In alto, la pendenza si calma quando la strada passa nella località di Sejalat, vicino a una grande fabbrica in cui si produce del merletto.
Il G565 abbandona quindi la strada per un’ampia strada sterrata, che diventa pianeggiante, in campagna. Questa è la vecchia strada di Saugues. Qui, ci sono ancora tracce marcate di piogge recenti. E oggi anche il tempo non è incoraggiante.
Il percorso passa vicino agli antichi “sucs”, coni chiamati anche “guardie” del paese, in altre parole piccoli vulcani rimodellati dall’erosione, con forme chiaramente smussate, fatte di pietre rosse, mobili, utilizzati con il nome di pozzolana. Il Puy vola via, nel mezzo della rotondità dei piccoli vulcani che sono il fascino del Velay.

Cammino facendo si trova la croce di Pouvignac. Distrutta nel 1940 dal fulmine, la base datata XII secolo, non era che una colonna decapita. È stata restaurata recentemente. Gli scettri predominano il mondo, ma le croci sono le chiavi del cielo. Nessuno sa più dire a quali epoche appartengano le migliaia di croci che si incontrano sul cammino di Compostela; l’abitudine ad innalzare queste croci risale da molto lontano, ai primi tempi dell’evangelizzazione. Iniziativa delle parrocchie, atto di pietà individuale, commemorazione di un evento, sono servite e servono ancora a segnare il cammino, il villaggio, la parrocchia, a fornire una fermata per le processioni che sono sempre più rare.

Il percorso si trascina quindi su lunghi falsipiani, attraverso i campi. Il suolo è coperto da polvere marrone e rossa, che riflette in qualche modo l’origine vulcanica della regione. Qui, il cielo è così basso che sembra immergersi nella terra, nei prati e nelle colture rare. Qui è terra ondulata, con pochi terreni agricoli. e talvolta bestiame. Se si passa qui in una giornata ventosa, si scoprirà che l’altopiano può essere ripulito dal vento. Rari alberi di latifoglie, tra cui faggi, carpini, frassini e aceri a volte campeggiano vicino ai muretti di pietre disordinate, ai cinorrodi e rovi.
Nella valle della Dolaison, sotto la strada, sono presenti numerose “chibottes„. Una via è stata dedicata ad essi. Qualche “chibotte” è presente qui sul GR65.

Quando si distribuirono terre da coltivare ai cittadini, la necessità iniziale non si diresse, all’inizio, verso la costruzione di case facoltose. La semplicità fu la regola. Si trascurarono gli ornamenti, mirando inizialmente all’utile. Per lo più capanne modeste per i pastori ed i contadini. Occorreva sgomberare i futuri campi dalle pietre. Alcune costruzioni molto rudimentali punteggiano ora la campagna: sono le “chibottes” o “tsabonnes”, delle capanne di pietra a secco, ancora visibili in Haute_Loire, particolarmente nella valle della Dolaison. Si raccoglievano le pietre vulcaniche durante le arature per costruire queste case, simili a igloo. Erano, nel XIX secolo abitazioni temporanee, stagionali, per i lavori dei campi e delle viti, occupate durante l’estate. Alcune possedevano anche il riscaldamento. Queste scomode catapecchie furono abbandonate negli anni 1920-1930. Restano oggi attrazioni turistiche.

Un po’ più avanti, il sentiero diventa meno ghiaioso, diventa ocra, sale più ripido vicino a una fattoria isolata alla località Conflans, proprio sotto la “guardia” di Croustet.
Quindi, il sentiero corre di nuovo, su una pendenza leggerissima, quasi rettilinea, lungo le siepi di piccoli boschi di latifoglie ed erbacce.
In questo paesaggio uniforme, attraversiamo prati in abbondanza. In questa tappa, oggi, il bestiame è raro, ma in altre stagioni si possono vedere molte mucche o pecore nei prati. Qui, le colture sono piuttosto rare, solo un po’ di mais e poco grano.

Tratto 2: Si sviluppa su una lunga pianura.

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso : percorso facile, a volte con alcune brevi pendii.

Poco dopo, alla fine di un lungo rettilineo, il cammino passa dall’altra parte della D589, la strada dipartimentale che attraversa la regione.
 

 

 

 

 

Siamo a una località chiamata Les Fangeasses.

Il cammino, che è diventato più stretto, ma spesso ancora su terra rossa, attraversa prati tra rovi ed erbacce, a volte noccioli, carpino bianco e solitari frassini. Il suolo a volte è un tappeto di pozzolana, queste piccole pietre alveolari, che sono scorie vulcaniche. Possono essere rosse o nere. Qui sono rosse.
Alla località detta La Sagne, il cammino gira ad angolo retto. Qui i pellegrini sono avvisati di non essere fuorviati da cattivi consiglieri. È davvero comune? Da parte nostra, dopo migliaia di miglia sul Cammino di Santiago, non ci siamo mai preoccupati.
Poco prima di La Roche, all’uscita di La Sagne, il sentiero taglia di nuovo la strada D589, che va da Le Puy a St Privat d’Allier.
Una stradina percorre quindi un’incredibile collezione di fattorie, tutte identiche, fatte di grandi blocchi di basalto nero, imbiancati sotto i tetti di tegole rosse.
Quindi, un ripido sentiero scende e sale sotto il villaggio. La Roche è un piccolo paesino su uno strapiombo profondo dove sotto scorre il Dolaison. Nel villaggio, colpisce l’aspetto ordinato del luogo, da qualsiasi lato ci si giri. Dire che è la pietra che domina qui è dir poco. È una catena di case, tutte simili, costruite con lo stesso materiale talmente uniformi, un po’ come se fossero sorte lo stesso giorno. Stessa struttura, stesso colore. Il basalto non è una pietra che mancava qui. Però tutti i muratori vi diranno che il basalto è una pietra fragile, difficile da squadrare. Che importa! I precursori lo hanno utilizzato sotto forma di grandi blocchi irregolari, a volte tagliati di fretta, tenuti uniti dalla calce o dalla malta. Il resto del basalto, è stato messo sui tetti per fare ardesie.
Qui troviamo uno strumento di ferro che sembra uno strumento di tortura. Non era per l’uso degli umani, ma dei buoi. Poveri buoi, lo stesso! È un vecchio strumento per ferrare i buoi, chiamato anche “travail” (“lavoro)”. Se per ferrare un cavallo docile l’operazione può essere effettuata senza troppe difficoltà, il maniscalco utilizza questo marchingegno per le mucche e i buoi che non possono restare in piedi su tre gambe. Regione felice che ha saputo conservare il suo patrimonio!

Siamo all’inizio della Via Podiensis, e talvolta si trovano piccoli ambienti che offrono cibo e bevande al pellegrino. Ma qui, il barista probabilmente è andato a fare una pausa.

Il GR65 esce da questo incredibile villaggio, dove nessuna costruzione recente modifica l’uniformità, almeno dove passa il percorso. I muri sono talvolta così alti che si potrebbe pensare di essere ai piedi di una fortezza.
All’uscita del paese, un viottolo stretto, pieno di ciottoli di tutte le dimensioni, segue il cornicione superiore della cresta, sopra il burrone della Gazzella. Sotto scorre il Dolaison.

In caso di pioggia, cosa che oggi non accade, l’escursionista ha l’opportunità di giocare alla cavallina tra pozzanghere e pietre.

 

In questa steppa, dove affiorano i graniti, a volte il bestiame mangia l’erba bassa. L’orizzonte è una linea di creste profilate a 1000 metri di altitudine. È il cuore del Velay, una grande piattaforma vulcanica, fiancheggiata dalle montagne del Devès e dai suoi innumerevoli piccoli vulcani. La catena del Devès è la linea di demarcazione tra il bacino della Loira, a est, e quello dell’Allier, a ovest.
Alla fine della cresta, il sentiero si allarga e scende lentamente nel sottobosco.
Il percorso arriva nel luogo chiamato La Terra della Chiesa. Qui, le rocce affioranti sono di granite come le croci. Ma le pietre della strada rimangono di origine vulcanica.
Sulla terra a volte ocra, disseminata da felci e piccoli ciottoli è piacevole camminare. Quindi compaiono, sotto gli alberi, i primi muretti di pietra a secco ricoperti di muschio, così caratteristici del GR65. Qui vediamo frassini e aceri in abbondanza. Le querce iniziano a spuntare, così come alcuni abeti rossi e alcuni pini.
Il cammino scende allora leggermente per attraversare il piccolo ruscello di La Roche su un ponte a dorso d’asino. L’acqua che scorre non è abbondante.
Dopo il ruscello la strada sterrata ritorna nel sottobosco dove la vegetazione diventa esuberante. Qui, anche gli ontani competono con querce, aceri e carpino bianco. In caso di pioggia, questi sentieri in pendenza, leggera come qui o più pronunciata, a volte si trasformano in veri ruscelli.
Quindi, i frassini riacquistano il loro vigore e il lichene si intromette nel sottobosco fino a vedere il villaggio di St Christophe-sur-Dolaison.

Tratto 3: Dopo St Christophe-sur-Dolaison, piccoli paeselli di pietra nella campagna.

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso : quasi la calma piatta, generalmente a meno del 5% di pendenza.

St Christophe-sur-Dolaison è articolato intorno a una piazzetta, dove si trova la chiesa. Questa, monumento storico, risale al XII secolo, segnalata dagli Hospitaliers du Puy e dai Cavalieri Templari che abitavano la regione. Il suo materiale di base è la breccia vulcanica, ossia un conglomerato naturale di frammenti di rocce vulcaniche unite da cemento di cenere vulcanica. Le pareti hanno tutte le sfumature dall’ocra al rosso, e la chiesa è sormontata da un campanile molto curioso con le sue quattro aperture che lo rendono simile a un pettine. Questo è un marchio di fabbrica di tutta la regione. Nel corso del tempo, la chiesa ha subito lievi modifiche, tra cui l’aggiunta di una cappella e una scala.
Qui c’è la possibilità di ristorarsi, purché si passi durante l’orario di apertura. Occorre rilevare che si sarà forse delusi nel trovare chiusa la porta del locale. Sarebbe quindi meglio prendere le proprie informazioni durante la tappa precedente, dove vi potranno informare ciò che è aperto o chiuso. Solo i punti d’acqua sono sempre disponibili, cosa che estremamente importante per i camminatori assetati.

Anche qui, come in tutti i villaggi della regione, le rocce vulcaniche esplodono in tutti i colori nelle case.

All’uscita di St Christophe-sur-Dolaison, poche centinaia di metri più avanti, il GR65 passa davanti a Place du Lavoir (Lavatoio) e scende per attraversare la D51.
Una strada sale dolcemente verso Tallode, a 10 km da Puy-en-Velay.

A Tallode, le case hanno una uniformità notevole sotto le loro pietre basaltiche. Questi paeselli che s’incontrano sul cammino, sono piccoli agglomerarti di case massicce, fatte per durare oltre il tempo. Sono case di molti secoli, splendide, in verità. Gli uomini hanno intagliato l’arenaria gialla e grigia delle falesie, tagliato le querce per far nascere aziende agricole, stalle, e a volte anche delle case padronali.

Attenzione! In Velay, il granito era presente prima. È un vecchio signore di 300 milioni di anni, mentre Vulcano ed Héphaïstos erano soltanto bimbi ed hanno iniziato a giocare alle biglie qui, soltanto 15 milioni di anni fa. Allora a volte il granito, che si taglia a meraviglia, sostituisce il basalto.

La strada quindi va in campagna verso Liac.
Sul cammino, alla località chiamata Pré Neuf c’è una alternativa che passa per Les Bains e in seguito per il Lago de l’Oeuf.
Leggeri saliscendi, un miscuglio piacevole di campi, di prati, di boschetti, delle greggi che scalpitano in libertà nell’erba fiorita, ecco l’inizio del programma.
La strada arriva presto al paesello di Liac. Anche in questo caso un “lavoro” in ferro per ferrare i buoi.
E ancora la magia di queste pietre vulcaniche che non sono state allineate casualmente in case enormi, fatte per resistere al tempo.
Il GR65 lascia Liac, ancora sull’asfalto di una strada un po’ dissestata, a volte lungo bassi muretti di pietra, sotto frassini e aceri.
Poi, l’asfalto fa posto alla terra battuta ocracea. Il cammino progredisce pianeggiante, o in salita molto leggera, fino al paesello di Lic, dove ritrova per un momento l’asfalto.
Le solide croci di granito sono presenti ovunque, nei villaggi e lungo la strada.
All’uscita di Lic, siamo in aperta campagna sulla terra o sull’erba.

Tratto 4: Le belle pietre di Ramarouscle e una cappella solitaria nella campagna.

 

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: Il cammino sale incessantemente, ma sempre a meno del 10% di pendenza, generalmente a meno del 5%.

Il cammino sale leggermente in campagna. A volte grandi pietre vulcaniche spuntano da un campo. Qui sono principalmente prati e ci sono pochi campi coltivati. Vediamo un po’ di mais, un po’ di grano. Ma per le lenticchie, il fiore all’occhiello di Le Puy, apparentemente non siamo nell’area di produzione.
Poco dopo, il cammino ocra coperto di resti di pozzolana attraversa una stradina, che ci può portare al villaggio di Les Bains. Però il GR65 continua dritto lungo rovi e erbe alte.
Il cammino allora si alterna tra il fango, il cammino pietroso, la terra ocracea o l’asfalto. A volte, quando la primavera è stata piovosa, è meglio passare per i campi per non sprofondare. La natura del suolo qui favorisce le ritenzioni d’acqua. Pannelli messi qui e là segnalano le deviazioni in caso di forti intemperie. Seguitele. Il consiglio non è dato a caso.
E per una buona ragione. Un sentiero stretto, appena percorribile, si insinua a poche centinaia di metri nella giungla di erba alta.
Ai cespugli poi succede una pianura abbastanza triste, fredda, a volte fangosa, o paludosa. La terra è grassa e certamente più fertile, a vedere i campi che si prolungano uno dietro l’altro, ma è preferibile non calpestarla col tempo piovoso. Ciò nonostante un po’ di duro fango del Velay si porta con sé, con la suola delle scarpe.
Il GR65 si sviluppa sul terreno spesso fangoso per raggiungere le colture e i prati aperti vicino a Ramarouscle. Di fronte, si profila la foresta de l’Oeuf sotto le montagne del Dévès.
Il GR65 raggiunge la strada all’ingresso di Ramarouscle. Oggi stiamo subendo il primo acquazzone.

Abbiamo cercato di mostrare in questo sito le tappe fatte soprattutto con il bel tempo, dopo aver percorso questo itinerario più volte. Ma è bene mostrare anche la realtà della strada in condizioni peggiori, che spesso mostrano paesaggi un po’ diversi. Spesso il pellegrino però non ha scelta.

Ramourouscle è un villaggio di pietra molto bello, dove la sensazione è di calpestare una terra che si è solidificata da tempi immemorabili. Anche i Templari hanno calpestato questa terra passando da qui. Sinceramente, possiamo sognare altrove una rovina maestosa come questa nel mezzo del paesino?

E che dire di questo vecchio “lavoro” per ferrare i buoi, uno dei più notevoli del Cammino di Santiago? Felice regione che ha conservato il suo patrimonio!

Le case di pietra danno un tocco magico al paesaggio. Qui, le aziende agricole sono fatte di pietre granitiche o basaltiche, irregolari e scure, congiunte da un ampio strato di malta chiara. A volte, un vecchio pozzo sembra uscire da un’altra età.
All’uscita di Ramarouscle, una strada se ne va dolcemente, per più di un chilometro, sotto i frassini, verso Montbonnet. Non incontriamo nessuna automobile sul percorso.
Un po’ più su, dopo Ramourouscle la cappella di St Roch si erge sul bordo della strada.
La cappella romanica di St Roch si erge, solitaria come un’isola di serenità e di silenzio. Costruita nel X secolo, molte volte rimaneggiata, fu inizialmente dedicata a St Bonnet, poi a St Roch, diventato patrono dei pellegrini. Il cammino di Compostela è punteggiato da cappelle consacrate a questo santo. Un ospizio dedicato ai pellegrini, oggi scomparso, fiancheggiava la cappella.

La leggenda dice che gli abitanti di Bains, una piccola città vicina, gelosi della venerazione di San Roch a Montbonnet, decisero di portare la statua del santo da loro. Issarono la statua su un carro. Durante il percorso, il bue e l’asino che lo tiravano, rifiutarono di avanzare e posero con forza i lori zoccoli su una pietra fino a lasciare un’impronta indelebile.

Montbonnet si trova appena sopra, sotto i frassini. Qui, la pendenza è un po’ più sostenuta fino al villaggio.

Montbonnet è ancora un villaggio notevole, tagliato nel basalto massiccio ed il tufo, roccia tenera derivata dal consolidamento di ceneri vulcaniche. Montbonnet si arroca al piede di un “suc”.

Tutto il Velay è solcato di ciò che la gente di qui chiama “sucs„, che sono in realtà piccole cupole rocciose ed aguzze, vulcaniche. Si distinguono dai grandi vulcani di Auvergne, che sono sorti dall’esplosione di gas creando grandi crateri. Qui, la natura è stata più gentile. Sebbene il gas sia stato meno esplosivo, le colate di lave viscose, emesse a 700-800 gradi si sono accumulate sotto forma di cupole. In occasione della crescita della cupola, la lava si è raffreddata, diventando friabile e disponendosi in lastre. Questo processo fu molto utile ai muratori dell’epoca che si fornirono con comodità di “lauzes” (ardesie) per coprire i tetti.

Le croci di pietra sono a guardia del luogo. Non si può fare a meno di associarle ai paesaggi che si attraversano. Oggetti di devozione per eccellenza si ergono ovunque sulle piazze dei paeselli, lungo il cammino, come a simulare una processione di devozione o altre feste parrocchiali. Una stradina aggira il villaggio, costellato di splendide fattorie.
Più in alto, il GR65 raggiunge la grande dipartimentale D589.

Tratto 5: Talvolta nelle pozzanghere ed il fango del Lago de l’Oeuf

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: salita verso i monti del Dévès alla partenza molto ragionevole, ma più impegnativa verso la fine Sull’altopiano il percorso diventa piacevole prima della discesa.

Anche qui, lungo la strada, il basalto e altre pietre vulcaniche sono i padroni del luogo. A Montbonnet si trova alloggio: per numerosi pellegrini, è meglio cominciare in dolcezza. 16 chilometri dal Puy bastano alla loro felicità e alle loro gambe.
Passato il villaggio di Montbonnet, un’ampia strada sterrata attraversa il paese dolcemente. Qui, passa accanto a gigantesche scuderie dove si allevano cavalli. Ci stiamo avvicinando gradualmente alla foresta del lago de l’Oeuf.
Il cammino attraversa i campi in una piccola pianura, prima salendo leggermente, poi scendendo un po’.
Qui siamo a 1’100 metri sul livello del mare e le colture non sono molto presenti. Il terreno deve essere abbastanza impermeabile, poiché le pozzanghere si accumulano lungo la strada, anche se non siamo in un periodo di forti piogge.
Nel luogo detto Chemin de la Baraque, il cammino inizia a salire sulla terra battuta. Ebbene! Non dovremmo andare da Le Puy, situato a 600 m sul livello del mare, a più di 1200 metri sui monti del Deves? La pendenza diventerà forte fino a Lago de l’Oeuf. Il terreno è tinto di marrone, sentori di sabbia, ghiaia e tufi che l’acqua ha sgocciolato dai “sucs”.
All’avvicinarsi della foresta, la pendenza aumenta chiaramente sui sentieri, talvolta al 20% dove si alternano argilla e ciottoli. Qui, la vegetazione è ancora formata da latifoglie, in particolare frassini, tra cespugli, noccioli, carpine bianco e germogli di faggi.
Poi il paesaggio cambia. Abbiamo raggiunto i boschi del lago de l’ Oeuf. Quindi, la strada avanza, quasi pianeggiante, sotto latifoglie, pini e abeti rossi in gran numero.

Il punto più alto, detto La Baraque, è a 1210 metri d’altitudine e a 5 km da St Privat d’Allier.

Un lago, realmente? Non aspettatevi di trovare l’acqua, è soltanto una grande torbiera. Ancora, un gioco di magia che sapevano fare i vulcani con grande precisione. “Il lago dell’uovo„ è una regione paludosa piatta, “un maar„, vi diranno i geologi che sanno assegnare nomi a tutti i giochi della natura. Immaginate una grande quantità d’acqua sotto il camino del vulcano. La temperatura aumenta e l’acqua si vaporizza. È come una pentola a pressione che non si controlla più. La pressione cresce fino all’esplosione inevitabile. Allora, tutta la materia vulcanica si proietta lontano. “Il suc„ si volatilizza ed il camino vulcanico crolla per lasciare un grande foro aperto. Difficile trovare ancora l’acqua in tale catastrofe naturale, no? Ma da quest’epoca eroica, la vegetazione ha invaso il lago e la torba si è formata dalle piante morte. Così, il tappeto vegetale è di un’elasticità estrema sotto il piede del camminatore. Spesso il cammino è inondato da muschi. In stagione, deve essere punteggiato di funghi.

Oggi, nonostante la pioggia leggera, qui è calmo, su un’ampia strada. Ma, se si transita qui in caso di maltempo, ci aspetta più movimento. Dopo la primavera delle piogge, i camminatori spesso camminano tra i boschi per evitare le pozzanghere sulla strada. Ebbene, qui l’acqua à ritornata!

Come se fossi lì dopo il brutto tempo.

Sul Devès, l’atmosfera è chiara, molto luminosa, in mezzo agli splendidi pini silvestri, agli abeti rossi, alle ginestre, alle felci e agli epilobi dai fiori rosa.
Siamo adesso sull’altopiano. Il fondo del GR65 è ora argilloso con, a volte, numerose pozzanghere. Raggiunge abbastanza rapidamente il luogo chiamato Les Tourbières. A Les Tourbières, una variante che va a Les Bains, vicino a Montbonnet, si unisce al GR65. Da qui partono due scorciatoie che vanno a due alloggi fuori dalla strada, uno a Rougeac, l’altro a Dallas. Molti pellegrini sono riluttanti a fare chilometri extra, ma ad altri piace uscire dal percorso, felici di scegliere abitazioni fuori dal Cammino. Qui passa anche un altro sentiero, che circonda i vulcani di Velay.

Ma, per le due alloggi menzionati, c’è anche una scorciatoia sotto. Quindi il GR65 segue la strada per alcune centinaia di metri.

Rapidamente, il GR65 lascia la strada per un sentiero che scende ripido sotto i pini e gli abeti rossi.
Più in basso, la foresta si dirada gradualmente e nel mezzo delle conifere crescono i faggi.
Un po’ più in basso, la pendenza si riduce per un momento, quando il sentiero lascia il bosco. Qui si coltivano cereali e mais vicino a una “guardia„ boscosa. L’asfalto sostituisce quindi lo sterrato.
Possiamo vedere vicino ai campi di sambuco gli eterni frassini che dominano le latifoglie in questa regione. Di lassù, si vede fino a molto lontano la terrazza imponente della Margeride. Si indovina, più che vederla, la linea delle colline. Sembra che il nostro sguardo abbracci il mondo e tuttavia si vede soltanto una parte del Gévaudan, dell’Aubrac e della Margeride. Il panorama invita al sogno e alla quiete, in un orizzonte senza limiti.

Viste da lontano, le cime del Gévaudan e della Margeride disegnano una lunga linea nera nel cielo, una groppa potente coperta di foreste. Vi vagano ancora i lupi negli inverni tormentati, quando la neve copre colline e burroni? Due secoli fa, un lupo gigante dichiarò guerra alla razza umana. Gli opposero tutto un esercito. Finirono col circondarlo e ucciderlo un po’ per caso dopo numerose carneficine. In fondo, Il fiume Allier scorre infossato, senza prospettiva, come in fondo ad un pozzo. Come iceberg in mezzo all’oceano, le piccole montagne della Margeride sono rimaste granitiche e gneissiche in mezzo ad un oceano di lave scese dai vulcani del Velay e dell’Aubrac. L’Allier ha scolpito qui i basalti che vomitarono i monti del Devès.

Poi la pendenza si fa di nuovo più ripida, quasi al 15%. Qui, c’è un incrocio che permette di raggiungere gli alloggi fuori strada.

Tratto 6: Una discesa spesso impegnativa verso  St Privat d’Allier.

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso : nella discesa, è soprattutto l’ultima parte che è impegnativa, a causa delle pietre affioranti e scivolose.

I pini fanno ala lungo la strada. Qui, una famiglia si è imbarcata con asino e bagagli. Spesso è il più giovane ad avere il piacere di stare in groppa. Siamo in estate e molte famiglie stanno adottando questo modo di viaggiare. Più rari sono i pellegrini che viaggiano da soli con il loro asino. Per le famiglie, questi sono spesso viaggi brevi, molto organizzati, perché un giorno bisogna lasciare l’asino, da qualche parte.
Oggi il tempo diventa brutto e la nebbia sta salendo. Non si vedranno così i tetti di tegole rosse di Le Chier, un villaggio rustico, che si appoggiano l’un l’altro in armonia. Più in basso, il GR65 raggiunge e attraversa ancora la D589, appena sopra Le Chier.
Qui, alla fermata dell’autobus, ci troviamo a 2,3 km da St-Privat d’Allier, a 1058 metri sul livello del mare. Bisogna scendere altri 200 metri per raggiungere la fine della tappa, il che annuncia un viaggio piuttosto difficile. Queste fermate degli autobus sono probabilmente più utili per i locali rispetto ai pellegrini che a volte trovano un riparo dalla pioggia battente.
Le Chier, un piccolo borgo agricolo, è proprio sotto il bivio. Una strada asfaltata conduce sotto i frassini. Alcuni pellegrini odiano la pioggia, altri la adorano, tranne quando la pioggia gocciola sulla fronte. Ma i villaggi sono altrettanto belli quando possiamo solo immaginare le belle facciate che emergono come fantasmi dalla fitta nebbia. Un tempo ideale per portare a spasso il cane, giusto?
In quei momenti in cui si ha la sensazione che sia già notte, la nebbia che si insinua ovunque, che la fotocamera non sia ancora completamente annebbiata, è meglio avere dei segni per indicare il cammino, giusto?
E spesso c’è un miracolo per pellegrini preoccupati e fotografi dilettanti. Si può vedere che un sentiero scende ripido in una radura tra pini, frassini, aceri e faggi.
Il sentiero scende qui su un pendio ripido e costante, a volte sulla terra marrone, a volte sulla terra grigia …
… fino a trovare un altro sentiero che si tuffa rapidamente nella valle. Qui, la pendenza del sentiero aumenta davvero, fino a fondo valle. Le pietre abbondano su un brutto sentiero. Con tempo asciutto, questo non è un problema tranne che per le ginocchia e le articolazioni. In caso di pioggia, il percorso può essere molto scivoloso, soprattutto perché l’acqua piovana spesso usa il percorso come un ruscello.
Ecco il piacere assoluto, nell’umidità ambientale, nel mezzo delle radici, rocce coperte di muschio e licheni e pietre che rotolano sotto i piedi. Ma si cammina all’ombra dei grandi alberi. Qui mancano solo querce e castagni.

Per il tuo piacere ……

 

In fondo al vallone, c’è il ruscello di Rouchoux, con il suo vecchio mulino di Pique-Meule e la vecchia croce del XIV secolo. Restano sul cammino di Santiago come vestigia alcuni mulini fantasma le cui pale non attingeranno più l’acqua necessaria a fornire l’energia per macinare il grano.
Poi, rapidamente, il cammino raggiunge la D589 alle prime case di St Privat d’Allier, sul suo sperone roccioso.
Oggi è un tempo esecrabile nel villaggio. Non si vedrà nulla. Quindi andiamo per magia in una giornata di bel tempo.

All’ingresso del villaggio, si può incontrare una simpatica signora che ci ricorderà che siamo nella terra delle lenticchie.

St-Privat d’Allier è une borgata affascinante con le sue vecchie case appollaiate sulle gole dell’Allier. Con meno di 500 abitanti, la città è quasi interamente legata ai pellegrini di Compostella, anche se si ricorda a volte che si è anche nel paese delle lenticchie verdi. Primo legume secco a beneficiare di una denominazione controlla fin dal 1966, la lenticchia verde cresce nel Velay da 2000 anni. È di una delicatezza notevole, con retrogusto dolce. La chiesa romanica, che data probabilmente XII secolo, quindi rinnovata nel XV secolo, ha fatto parte per decenni delle chiese del priorato di Clermont, del Puy o della Chaise-Dieu. Il castello ha una lunga storia. E appartenuto a baronie potenti, come, tra gli altri, i Mercœur e i Montlaur. Distrutto, quindi ricostruito nel XVIII secolo, fu saccheggiato durante la rivoluzione. Fu ripreso da religiose e si trasformò in una scuola che venne chiusa nel 1988.

Gastronomia locale

Al pasto della sera, si troverà spesso la “Truffade”, un piatto tradizionale dell’Auvergne, un miscuglio di patate e di formaggio fresco. Le patate sono tagliate fini e rosolate in grasso (lardo o olio) ed aglio, fino a renderle tenere. Quindi si aggiunge la toma fresca del Cantal e si mescola tutto. Si gusta questo piatto generalmente con un’insalata.

Vi serviranno forse anche del Velay di fattoria, stagionato due mesi da minuscoli acari, del genere acarus siro localmente detto “artisous”, che gli conferiscono la sua originalità.

Alloggi