12: Livinhac-le-Haut a Figeac

Da Aveyron al Lot

 

MILENA DELLA PIAZZA, DIDIER HEUMANN, ANDREAS PAPASAVVAS

 

Se vuoi vedere solo gli alloggi della tappa, vai direttamente in fondo alla pagina.

La stele di Rosetta è una lastra incisa trovata nel 1799, vicino alla città di Rosette nel Basso-Egitto. Questa stele di granito porta inciso un decreto tolemaico, datato 196 avanti Cristo, in onore del faraone Tolomeo V, composta di 3 scritture: geroglifico, demotico e greco. È esposta al British Museum di Londra. Si sa che fu decifrata da Jean-François Champollion (1790-1832), detto Champollion il Giovane, nato a Figeac, nella via del Boudousquairie, il settimo e ultimo figlio di un padre libraio e di una madre tessitrice.

Situiamo la tappa sulla carta della Via Podiensis. La prima parte del percorso è nel dipartimento dell’Aveyron, che lasciamo presto per il dipartimento del Lot. La tappa del giorno passa dunque senza transizione dai Ségalas alla Limargue. Il cammino parte in direzione ovest e lascia l’Aveyron per raggiungere il Lot. La tappa si completa a Figeac, la città di Champollion, sul bordo del fiume Célé. Questa tappa è stata modificata negli ultimi anni e alcune sezioni sono state modificate, ma ciò non cambia realmente la geografia della tappa, tranne per il fatto che il percorso di molto tempo fa ha perso più di 3 chilometri.

 

 

 

 

 

 

Oggi ci troviamo tra Ségalas e Limargue. Questi territori sono abbastanza contrastati.

Il sottosuolo dei Ségalas, che riposa sul massiccio granitico del Massiccio Centrale è spesso trasformato in rocce metamorfiche che sono gli gneiss e gli scisti. Il suolo che ne è derivato è acido, povero e poco produttivo per l’agricoltura. Quindi si poteva coltivare solo la segale e non il grano: da ciò l’origine del nome “segalas”. Solo i fondovalle, con i depositi alluvionali, permettevano migliori colture. Nel tempo numerosi terreni sono stati modificati, anche se sui pendii nulla è realmente cambiato. La foresta copre ancora in gran parte i declivi esposti a sud con querce, castagni e faggi che formano boschi cedui e con conifere sui pendii esposti a nord. A volte, su qualche ripiano appare un prato, sul bordo di un ruscello. Ancora presenti in gran parte vestigia di lande con ginestre, felci e brughiere. L’albero simbolo di tutta la regione è innegabilmente il castagno, che ha costituito per centinaia di anni la base dell’alimentazione locale. Se sono scomparsi dai fondovalle, restano ancora numerosi sui pendii non coltivabili, dove possono anche formare boschi quasi impenetrabili. In contrasto nella Limargue, c’è della roccia sedimentaria (calcari, marne, arenaria). Queste rocce forniscono un suolo ricco e fertile. Limargue è un paese di verdi colline morbide. Figeac è nella Limargue.

I dislivelli oggi (+496 metri/-493 metri) sono molto ragionevoli per una tappa tanto lunga, anche se tra Lot e Célé, la giornata promette alcune gobbe da salire, sebbene abbastanza tollerabili. La prima che conduce a Montredon non è leggera. Il resto del percorso equivale a costanti saliscendi, dove si passa dall’asfalto ai cammini di terra, spesso fangosi in caso di pioggia. Una lunga discesa lungo le colline conduce a Figeac.

La tappa del giorno avviene più sull’asfalto che sullo sterrato, come spesso succede sul Cammino di Compostela:

Asfalto: 14.5 km

Cammini: 9.0 km

A volte, per motivi logistici o scelta dell’alloggio, queste tappe mescolano percorsi effettuati in giorni diversi e diverse stagioni, poiché siamo passati più volte sulla Via Podiensis. Allora, i cieli, la pioggia o gli aspetti del paesaggio possono variare. Ma, generalmente, non è così, e questo modo di fare non cambia la descrizione del corso.

È molto difficile specificare con certezza le pendenze dei percorsi, qualunque sia il sistema che si utilizza. Gli orologi GPS, che misurano la pressione barometrica o l’altimetria, sono difficilmente più convincenti delle stime basate su profili mappati. Ci sono pochi siti su Internet che possono essere usati per stimare le pendenze (tre al massimo). Poiché questi programmi si basano su un’approssimazione e una media attorno al punto desiderato, possono esserci grandi variazioni da un software all’altro, per via della variazione tra due punti (ad esempio un avvallamento seguito da un dosso molto vicino). Un esempio? Sul GR36, lungo la costa della Bretagna, l’altitudine è raramente a più di 50 metri sopra il livello del mare, ma il percorso procede tutto il giorno su e giù. Per un percorso di circa venti chilometri, un software darà 800 metri di dislivello, altri 300 metri. Chi dice il vero? Per aver fatto il percorso più volte, le gambe dicono che la differenza di altitudine è più vicina a 800 metri! Quindi come procedere? Possiamo fare affidamento sul software, ma dobbiamo stare attenti, fare delle medie, ignorare le pendenze date, ma considerare solo le altitudini. Da lì, è solo matematica elementare per dedurre le pendenze, tenendo conto dell’altitudine e della distanza percorsa tra due punti di cui si conosce l’altitudine. È questo modo di fare che è stato usato in questo sito. Inoltre, in retrospettiva, quando si fa “in reltà” il percorso stimato sulla cartografia, si nota che questo modo di fare è abbastanza vicino alla verità del terreno. Quando si cammina spesso, si ha abbastanza rapidamente il grado di inclinazione negli occhi.

Ecco un esempio di ciò che troverai. È solo necessario prendere in considerazione il colore per capire di cosa si tratta. I colori chiari (blu e verde) indicano pendenze modeste, inferiori al 10%. I colori vivi (rosso e marrone scuro) mostrano forti pendenze, il marrone supera il 15%. Le pendenze più severe, superiori al 20-25%, molto raramente di più, sono segnate con il nero.

Abbiamo diviso il percorso in diversi tratti, per facilitare la visibilità. Per ogni tratto, le mappe danno il percorso, le pendenze trovate sul percorso, e lo stato del GR65.

I percorsi sono stati disegnati sulla piattaforma “Wikilocs”. Oggi non è più necessario andare con mappe dettagliate in tasca o in borsa. Se si dispone di un telefono cellulare o tablet, è possibile seguire facilmente il percorso in diretta. Per questo percorso, ecco il link:

https://fr.wikiloc.com/itineraires-randonnee/de-livinhac-le-haut-a-figeac-par-le-gr65-42696187

Tratto 1: Il cammino risale sull’altopiano.

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: : alcune pendenze piuttosto severe sul percorso prima di Pérols e Feydel , altrimenti il percorso è senza problemi.

 

Il GR65 esce pianeggiante da Livinhac-le-Haut sull’asfalto e raggiunge un bivio nella periferia.

Lì, percorre una stradina dipartimentale per alcune centinaia di metri.
Ma al primo posto chiamato La Planque, vicino a una piccola croce, abbandona l’asfalto e il mormorio musicale delle rare macchine.
Si trasforma in un brutto sentiero sassoso che inizia a salire bruscamente ai margini del sottobosco e della campagna, nel sottobosco, sotto le grandi querce e i frassini. La salita è severa, va detto, e talvolta il percorso è un vero campo di battaglia.E abbasanza impegnatibo quid>

È abbastanza imegnativo qui…

Nella parte superiore di una prima collina, la pendenza diminuisce leggermente nei prati, ma rimane vicino al 10%.
Il pellegrino riprende fiato un po’ più in alto, quando il sentiero raggiunge il paesino di Pérols. Qui, l’intero villaggio è stato rivisitato non molto tempo fa. Ora è un grande alloggio con appartamenti, più simile a un villaggio vacanze. Pochi pellegrini di Compostela dovrebbero rimanere lì.
Comunque la salita non è ancora finita. Una stradina asfaltata, in forte pendenza, conduce un po’ più in alto a una zona residenziale di ville abbastanza nuove a Puech del Soyt. Le persone più abbienti spesso costruiscono su alture, giusto?

Sotto, il Lot scorre nella pianura.

Quindi, le ville scompaiono e la strada continua a salire, in forte pendenza, sotto i frassini, i carpini, i faggi e i castagni.
In un luogo chiamato Le Thabor, la costa severa termina e il GR65 gira a lungo sullo sterrato, in leggera pendenza.
Il pellegrino trova lì il suo piacere, il tipo di cammino che lo rende felice, l’ampia strada sterrata all’ombra delle siepi o lungo i pali per contenere il bestiame.
Possiamo vedere betulle, faggi, castagni, ma qui la quercia diventa l’albero dominante, perché ci stiamo avvicinando rapidamente alle Causses, dove presto ci saranno solo loro. Spesso le querce impongono i loro enormi tronchi e amano dividersi in rami principali sotto un baldacchino gigantesco. Le vacche Aubrac hanno sempre lo stesso aspetto languido nel vedere sfilare i pellegrini.
Pochi sono i passaggi come questo sul Cammino di Santiago con tanta serenità, nella felicità degli alberi, su un ampio sentiero che trasuda dolcezza.
Un po’ più avanti, il bellissimo cammino raggiunge il luogo chiamato La Treille.
Ancora più in là, la strada sterrata si avvicina alla strada che va da Livinhac-le-Haut a Montredon, ma non ci va. Tutto accade sempre sotto i castagni, le querce, a volte anche alcuni frassini, sul bordo del boschetto.
Quindi il cammino si restringe e inizia a salire in campagna, tra i cespugli.
Presto, sotto i frassini e i castagni, puoi vedere Feydel-le-Haut . Nella regione, i tronchi di castagni il più sovente di colore marrone, qui assomigliano ai tronchi bianchi di betulle.
Il sentiero attraversa una stradina e continua a salire dolcemente. A volte un castagno solitario si perde nell’azzurro del cielo, ricorda i bei vecchi tempi in cui lui e i suoi simili formavano vere legioni, quando i loro frutti rappresentavano l’alimento base dei contadini della regione. Qui, un pellegrino ha abbandonato le sue scarpe.
Il cammino raggiunge le fattorie di Feydel-le-Haut. Ecco la campagna, la campagna come piace a noi, intatta, vera, mai distorta. Le vacche Montbéliardes stanno ferme nei prati o sotto i gruppi di querce e castagne.

Appena sopra, il sentiero passa vicino alla base della nuova Croce dei Tre Vescovi. È curioso, ma sul Cammino de Santiago, le croci spesso sono dedicate a tre personaggi, come abbiamo visto per i vescovi di Aubrac. Anche qui la croce ha una lunga storia. Era andata persa, è stata poi parzialmente ritrovata. I tre comuni limitrofi, Montredon per il Lot, Montmurat per il Cantal e Livinhac per l’Aveyron, decisero di rifare l’arenaria originale, una volta sradicata da altre terre. Oggi la croce si erge orgogliosa tra cielo e terra, tornando al suo sito originale che risale al XVII secolo.

Tratto 2: Attraverso monti e valli sull’altopiano.

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: saliscendi senza difficoltà.

Dalla Croce dei 3 Vescovi, lasciamo il dipartimento dell’Aveyron, per quello del Lot e ci avviciniamo a Montredon.
La pendenza è diventata molto più dolce e il GR65 scorre sull’asfalto, a volte all’ombra di grandi alberi di noci verso il paesino di Cagnac, lungo la strada.
Quindi la strada attraversa un sottobosco piuttosto denso dove crescono querce e castagni, con talvolta alcuni abeti rossi.
Allora il GR65 esita un po’ tra i prati e il sottobosco…
… prima di raggiungere la strada dipartimentale D21, che sorge da Livinhac-le-Haut, all’ingresso di Montredon.
Una piccola chiesa, nella parte inferiore del villaggio, all’incrocio, funge da luogo di culto. Montredon significa “la montagna arrotondata” ed è vero. Questo piccolo e pittoresco villaggio è situato su una piccola collina che domina la chiesa di St Michel. Devi salire per arrivare al villaggio, in cima alla collina. Qui passa il GR65, quindi scende dall’altra parte del villaggio.
Nella parte inferiore del villaggio, vicino a una croce di legno, il GR65 trova una stradina che scende nel paese.
La pendenza è sostenuta qui, sotto querce e castagni.
ALa strada passa all’incrocio di Lalaubie, dove una grande fattoria arriva fino a invadere la strada.
La strada quindi sale dolcemente lungo la fattoria fino a quando gira ad angolo retto in campagna.

Girando un po’ verso Montredon, puoi solo confortarti che la natura è veramente magnifica, specialmente con il bel tempo. E tutti questi campanili che spuntano dai i villaggi…sarebbe difficile farne a meno.

La natura non si arresta mai prima che gli umani decidano di cambiarla. Qui, il contadino si è accontentato di fiancheggiare i filari di castagni stendendo una striscia di asfalto per far passare i trattori.
La strada arriva presto a Tournié, un incantevole paesino agricolo, compatto, in mezzo a campi dove si sente il buon profumo dell’erba. C’è persino un vecchio pozzo, che deve essere ancora in uso dato il recente aspetto della corda. Buona regione, dove il patrimonio vernacolare è ancora a volte in ordine! Hanno aggiunto un po’ di pubblicità. Tutti devono vivere.
La strada attraversa il villaggio nel mezzo delle fattorie. Al Cammino de Compostela piacciono le strade secondarie ed è per questo che ci piace. Preferisce i paeselli più remoti ai villaggi più grandi, dove la vita di un tempo è stata preservata. Qui non vediamo la fioritura di questi moderni complessi residenziali che oggi sfigurano la campagna.
All’uscita del paese, la strada scende dolcemente nella campagna verso Lacoste. A volte, in lontananza, l’occhio indugia su una frazione perduta, a volte solo poche case o fattorie isolate. Ci stiamo avvicinando al Limargue. Il paesaggio è più mite, le colline più piccole e accoglienti. In questa grande campagna, le mucche lavorano nei prati a volte fanno una pausa ai piedi delle querce e dei castagni. Non possiamo non descrivere il fascino di questi pali allineati lungo un ruscello o sulla groppa di una collina?
La strada passa presto vicino alle grandi case di pietra di Lacoste. Il paesino è intriso della stessa buona vecchia filosofia di pietre e legno antico.
A Lacoste il cammino riparte sullo sterrato, tra gli alberi da frutto, verso il sottobosco.

 

Tratto 3: Ondulazioni leggere, passando per il bellissimo laghetto di Guirande.

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: senza difficoltà, se non nel sottobosco che precede la cappella di Guirande, un percorso che può essere complicato sui ciottoli in caso di maltempo.

Un viottolo scende prima nell’erba, poi tra terra e pietre verso il sottobosco.
È un brutto sentiero che si snoda tra i boschetti. Le querce, gli arbusti, l’agrifoglio e i grossi castagni intrecciano i loro rami senza sangue in una giungla disordinata, dove la luce del giorno difficilmente passa. Il passo è meno sicuro e il piede spesso scivola via su grosse pietre.

In caso di pioggia, è un vero piacere guadare nel fango!

Fortunatamente, il passaggio non è troppo lungo, e presto, il sentiero si apre quando raggiunge, un po’ più in basso, una stradina che porta alla cappella di Guirande.
La Cappella Santa Maria di Guirande è sul bordo del cammino. Costruita al XII-XIII secolo, appoggiata ad un piccolo cimitero, è iscritta ai monumenti storici, non per il suo aspetto esterno senza carattere, ma per le sue notevoli pitture murali del XVI secolo.

Il GR65 lascia la cappella e la sua splendida croce di ferro, piantata sotto le grandi querce.

Segue per alcuni istanti la strada dipartimentale D2, che va a Figeac, prima di tagliare ad angolo retto e salire verso il paesino di Guirande.
Il GR65 si arrampica dolcemente sull’asfalto a Guirande e alle sue antiche case di pietra. All’uscita del paese, il sentiero si snoda sotto le grandi querce e gli splendidi castagni.
Gli alberi sono maestosi qui, in questo vicolo di dolce campagna.
Alla fine del vicolo, su dolci colline, un’ampia strada sterrata attraversa prati e campi a volte cosparsi di un piccolo sottobosco dove abbondano le querce.
Il sentiero cammina abbastanza a lungo nella dolce campagna.
Ma, presto, il GR65 ritrova la strada che scende sulla piccola dipartimentale D41.
Allora, il GR65 segue la stradina fino al villaggio di Terly. Alla fine di alcune tappe, il pellegrino diventa più placido, fatalista, non si arrabbia più con la strada asfaltata che si trova di fronte a lui. Ci si deve abituare, rassegnarsi! È solo un clandestino di un mondo che non ha disegnato, che gli uomini hanno trasformato non per il loro piacere ma per la loro convenienza. Tuttavia, mentre sali, puoi dare un’occhiata allo stagno di Guirande in basso.
A Terly, il GR65 lascia la strada dipartimentale e prende una stradina che scende sullo stagno di Guirande.
È uno specchio d’acqua calma, un vero paradiso. Questo piccolo porto di pace, tra cielo e terra è una parentesi di serenità, dove fa bene venire a girovagare. Sulle rive, rari pescatori vengono a stuzzicare la trota o la lasca. Solo a volte il grido di un’anatra selvatica rompe il silenzio.

Durante la nostra ultima visita, il laghetto era quasi asciutto su un lato della strada. Siccità o qualcos’altro? In un passaggio precedente, c’era acqua su entrambi i lati della strada.

La strada lascia lo stagno e passa sopra le fattorie nascoste sotto gli alberi ad alto fusto.

 

Tratto 4: Ondulazioni leggere tra campagna e sottobosco.

 

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: percorso senza difficoltà.

È rapidamente un piacere ritrovare la strada sterrata che ancora una volta passa sotto i castagni e le querce.
Quindi, gli alberi diventano più rari e il sentiero taglia ad angolo retto e sale un po’ in una sorta di steppa confusa, in mezzo ai cespugli, rosa canina e rovi.
Il cammino arriva al villaggio di Bord, ai margini di una stradina. In passato, c’era un ristorante qui. Ora è chiuso.
Qui, hanno cambiato il percorso del GR65, che era solito andare nei campi e sottobosco, verso La Cipière. Ma la descrizione non è nemmeno più chiara, perché la direzione di St Félix è segnata sulla destra. No, ora il GR65 esce dal paesino sulla sinistra, segue la stradina prima di svoltare ulteriormente, sulla destra, verso St Félix, a 25 minuti da qui.
Un sentiero nel bosco parte quindi ai margini del sottobosco sotto le querce e i castagni.
All’uscita del boschetto, il cammino passa ai confini di un grande campo e ritorna al bordo della strada dipartimentale D2.

Quindi un piccolo punto qui per spiegare tutta questa ginnastica della strada. Per puro caso, abbiamo incontrato la persona degli Amici di San Giacomo che gestisce i cammini di Figeac, un’affascinante signora che ha oltre 5’000 chilometri di percorsi di Compostela al suo attivo. A Bord, i contadini non volevano più che il sentiero passasse attraverso i loro prati. Ma qui, un contadino generoso ha fornito una striscia dei suoi campi. Ecco come si fa e cambia sempre il percorso. E ingenui pellegrini che credono di seguire le orme dei loro antenati si sbagliano di grosso. Ricorda che trascorri ore nella foresta e che la maggior parte delle foreste francesi sono private. Senza l’accordo di tutti questi proprietari, il Cammino di Santiago non sarebbe mai potuto passare per la Francia.

Alla fine del campo, il GR65 attraversa la strada dipartimentale e prende la strada per St Félix. Anche qui hanno cambiato il GR65. In passato, un piccolo sentiero seguiva il ruscello nel sottobosco. Ora questa è la strada, ed ecco qua … sai perché.
La strada scende leggermente nei prati, tra le vacche Salers, per attraversare il Donazac e salire verso il villaggio sotto le querce.
La strada arriva al villaggio. La chiesa romanica di Ste Radegonde è molto bella, luminosa e ospita un timpano del XI secolo che rappresenta Adamo ed Eva.
St Félix è composta da case in pietra che respirano la tradizione e sussurrano i segreti del passato. C’è una locanda qui. Non l’abbiamo mai vista ancora aperta, ma qui ci viene detto che siamo stati sfortunati.

Il cammino lascia il villaggio sotto la piazza della locanda.

Quindi uno stretto sentiero sale piuttosto secco sul fianco della collina e bighellona tra le querce aggirandolo.
Dall’altro lato della collina, il GR65 trova una strada che si snoda in una zona più residenziale.
Un po’ più avanti, il GR65 lascia la strada per un sentiero che ritorna al sottobosco.
Questo piccolo respiro lungo le siepi, sotto le querce e le castagne, non è eterno, e rapidamente il GR65 ritrova l’asfalto.
Il GR65 si arrampica allora molto a lungo sull’asfalto di quello che deve essere uno dei sobborghi di Figeac, fino al villaggio di St Jean Mirabel. L’approccio alle città getta spesso un raffreddore sulla felicità di chi cammina nel boschetto, sui sogni lungo le pietre tagliate delle residenze del passato, che gli sembrano quasi eterne. Quindi ritorna sulla terra, ricorda tristemente che anche lui qualche volta vive, come qui, in moderni complessi residenziali di edifici senza molto carattere, con queste recinzioni di insipida tuia che lo nascondono agli occhi del vicino.

 

Tratto 5: Lunghi viaggi sulla strada.

 

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: percorso senza difficoltà.

Questa lunga salita in dolce pendenza su una linea retta ti sembrerà senza fine, nel mezzo delle ville, e talvolta con alcune mucche che portano una nota leggermente più colorata alla banalità di questi luoghi.
Tuttavia, un po’ più in alto, la speranza rinasce sotto forma di un sentiero che sprofonda nel sottobosco.
Ma la speranza è rapidamente delusa perché il GR65 ritorna sull’asfalto, attraversa di nuovo la D2 e sale al cimitero e al punto d’acqua di St Jean-Mirabel.
Lassù, sulla spianata della chiesa di St Jean Baptiste, vicino al punto d’acqua, si trova la statua di Giovanna d’Arco e una magnifica bicicletta viola, eretta in onore di Montcoutié, un ciclista del Lot che ha vinto una tappa nella regione durante il Tour de France 2004.
Dalla spianata, una strada ridiscende sulla strada dipartimentale. Qui vai in salita per un tratto di oltre 2 chilometri sull’asfalto. La vista è così chiara che si possono facilmente vedere i pellegrini che avanzano, davanti e dietro, come perline di un rosario, piegati sotto il peso del loro zaino. Le auto in circolazione ricordano anche che non siamo alla messa.
Due chilometri del genere sono lunghi, noiosi, insipidi e poco interessanti. La nostra signora organizzatrice ha cercato per anni di far andare il sentiero attraverso sentieri forestali da St Félix a Figeac. Per ora, invano. Forse un giorno avrai il privilegio di inaugurare il suo nuovo percorso?
In un luogo chiamato Bel-Air, un residente che pensa al dolore fisico subito dai pellegrini ha scarabocchiato sulla sua cassetta postale una piccola sezione del percorso e inciso sul muro un messaggio di incoraggiamento e fede. È necessario, perché la salita sull’asfalto non è ancora stata completata. Dobbiamo dirlo anche noi. In generale, con poche eccezioni, c’è di fatto una comunione sul Cammino tra gli abitanti e i pellegrini che passano.
Improvvisamente, liberazione! In un luogo chiamato Panacard, il GR65 lascia la strada e un piccolo sentiero scende dalla collina lungo le siepi.
Allora ritorna un sentiero sotto le querce, i castagni e le erbacce.
Ma non dura a lungo. Ci vogliono strade per attirare le persone nei loro lotti. Sarà quindi di nuovo la strada per andare vicino a Les Crouzets.
Una stradina scende poi lungo le siepi, prima di ritrovare un viottolo laterale.
Qui, il percorso nel sottobosco e più lungo di prima. Incontriamo sempre maestose querce, castagni un po’ più tortuose e anche frassini. I bordi del percorso sono spesso impreziositi da questi robusti muri in pietra ricoperti di muschio.
Quando arrivavi alla fine di questo percorso, il cammino scendeva verso Pipy, dove per evitare Figeac, potevi prendere il GR6, che andava direttamente alla Cassagnole. Ma dovevi avere fretta di farlo. Figeac merita una lunga visita. Quindi, hanno modificato di nuovo il percorso, che era piuttosto caotico, per salire direttamente verso la strada dipartimentale D2.
Quindi, voltati, ed ecco il ritorno per qualche istante sull’asfalto. La vita del pellegrino è così fatta. Dopo la pioggia, il bel tempo, dopo la strada sterrata, un po’ d’asfalto. Quindi, il GR65 sale un po’ sulla D2 fino all’incrocio di Pierre Levée. È abbastanza caotico come corso, giusto? Non vedo l’ora che la nostro signora organizzatrice trasmetta le sue idee per creare un percorso piacevole per noi.
Da lì, nessun problema, va direttamente a Figeac. Prima su un’ampia strada sterrata, sotto i castagni, frassini e noci, molto numerosi nella zona.

 

Tratto 6: Tra cammini e strade nelle vicinanze di Figeac

 

 

Indicazione generale delle difficoltà del percorso: percorso senza alcuna difficoltà, prima della discesa finale su Figeac, piuttosto ripida in alcuni punti.

Più avanti, non ci sono più macchine o trattori. Lo sterrato sostituisce il bitume, ai piedi dei muri di pietra.

Ci stiamo avvicinando a Figeac. Alla svolta del cammino si erge una piccola torre curiosa. Queste torri ricordano “chibottes” che si trovano vicino al Puy nel Dolaison. Esistono decine di termini vernacolari per designare queste capanne di pietra secca. Qui, nel Lot, si dà loro generalmente il nome di “caselles”. Quello di “gariotte”, anche se è il più valutato, è utilizzato soltanto nei dintorni di Cahors. Questi ripari, indipendentemente dal nome, hanno meno di due secoli. Togliere le pietre dalle terre era una pratica necessaria per liberare il terreno da coltivare. Si raccoglievano le pietre per fabbricare le “caselles”, che avevano lo scopo di riparare i pastori col cattivo tempo e di sistemare gli attrezzi. Se prendete in prestito da Figeac la variante GR651 della valle della Célé, ne vedrete molte decine. Oggi lasciate all’abbandono, sono oggetto di molti progetti di protezione locali.

 

Il cammino inizia a scendere, si dirige verso l’antenna televisiva, sotto le querce i castagni e i frassini, lungo i muri di pietra. Appare già, proprio sotto, Figeac, così tipico nei suoi abiti rossi.
Il percorso passa quindi in un ambiente selvaggio, il che suggerisce che ci sono ancora, per fortuna, alcuni luoghi in cui le agenzie immobiliari non hanno ancora investito. A due passi dalla città!
Lasciando i boschetti, il percorso arriva alla fine della cresta, dove riposano vacche Aubrac. Quando consideriamo queste mucche, scopriamo che passano più tempo a fare un sonnellino che a lavorare davvero. È vero che in genere non viene loro chiesto di produrre latte, ma piuttosto carne.
Da lì, il percorso inizia a scendere seriamente, tra il 10% e il 15% di pendenza.
Più in basso, la strada di terra diventa asfaltata e troviamo le prime case nella periferia superiore di Figeac.
Quindi, la pendenza aumenta ulteriormente, passando a quasi il 20%, sotto le numerose querce, ma anche tra i castagni e alcuni frassini.

E abbastanzsa ripido, si.

Tuttavia, siamo ancora abbastanza lontani dal centro città. Figeac va guadagnato. Questa è la pendenza più ripida, fino a raggiungere la ferrovia.
Quindi la strada esce gradualmente dalla fitta foresta, passa sotto il binario ferroviario per raggiungere il campeggio Surgié, ai margini del Célé. Puoi vedere il cartello dell’entrata della città, ma il centro città è ancora a 1,5 km da qui.
Segui quindi le rive del Célé, il fiume che scorre qui, magnifico all’altezza del campeggio, meno pulito a valle, in città.
La strada corre quindi a lungo sotto i grandi alberi all’incrocio che entra nella città, all’inizio dell’Allée Victor Hugo.
L’Allée Victor Hugo, che in realtà è la principale strada dipartimentale D840, è infinita. Devi seguirla fino a trovare il ponte che porta al centro città.

Section 7: A Figeac.

Figeac, con i suoi 10′ 000 abitanti, è una bellissima città medioevale, che è sorta da un’abbazia domenicana che si trovava qui, e che si è sviluppata in seguito ai pellegrinaggi verso Compostela. Era una tappa obbligatoria sul cammino tra Conques e Cahors. La leggenda o la realtà vogliono anche che Figeac tragga il suo nome da un’espressione latina “Fige acum”. I pellegrini si perdevano spesso molto nelle numerose foreste attorno a Figeac. Un abate avrebbe risposto: “Fige acum”, cosa che si traduce con “pianta un ago”. Questo spiega almeno la presenza nella regione di monumenti chiamati aghi, degli obelischi piantati nel terreno per indicare la direzione.

Nel medioevo i commercianti diventano così potenti che si oppongono all’abate. Il re interviene allora e mette il paese sotto tutela di un “viguier” (vicario del re). Il seguito della storia vedrà la grande peste, la guerra dei cento anni e un ulteriore sviluppo della città, dove si costruiscono bei palazzi privati, che esistono ancora. Purtroppo, la presa di potere da parte dei protestanti frena lo slancio. Ci si mette a radere al suolo le chiese piuttosto che a costruire. Però, fortunatamente per noi, la città ha conservato molte belle vestigia.

L’Ufficio del turismo distribuisce piccoli depliant . Basta seguire le chiavi nella città e la piccola guida narra la cronistoria dei monumenti. La sensazione qui è di trovarsi al tempo dell’abbazia benedettina. Non ci sono altro che pellegrini che visitano la città. Il tempo sembra essersi fermato!

Un giro per Figeac, si impone. Champollion, colui che ha decifrato brillantemente i geroglifici, è nato a Figeac, nel 1790. Benché non ci sia di fatto mai vissuto, tranne nella prima infanzia, la città ha trasformato la sua bella casa natale in museo. Vicino al museo, incastonata in edifici medioevali, si trova una riproduzione immensa della stele di Rosetta, scolpita in granito nero dello Zimbabwe dall’americano Joseph Kosuth. Meglio sarà salire sul ballatoio sospeso per ammirare dall’alto quest’opera inaugurata nel 1991.

Il Célé taglia la città in due, ma la città medioevale è sulla riva destra del fiume. In tutta la città si succedono case in parte in legno, con sbalzi, finestre in rete. Alcune possiedono ancora un “solheio”, un tipo di soffitta a cielo aperto, che si utilizzava per asciugare le pelli o conservare i prodotti alimentari.

In alcune viuzze, le costruzioni salgono fino al cielo, con il loro “solheio”, lassù sotto il tetto.

Gli architetti hanno forse fatto più volte il viaggio in Italia per riprodurre in molti posti nella città un Ponte dei Sospiri?
La chiesa St Sauveur costruita nel XI secolo, fu modificata nel corso dei secoli successivi. Contiene splendide pitture su legno e belle vetrate.
“L’hotel della Monnaie”, recentemente ristrutturato all’interno ospita l’Ufficio del Turismo. Alcuni pellegrini fortunati avrebbero amato fare sosta allo splendido hotel del Viguier al centro città. L’hotel di lusso è appena stato riaperto dopo molti anni di chiusura.

Alloggi